6:11 am ● Monday, August 13, 2007

ARTE e MERDA… un sottile confine?

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“cosa ci vuole? lo so fare anch’io”

“sono arrivati anche a tagliare la tela”

“io, una scatoletta di merda, non la vorrei neanche regalata”

“chissà quanto tempo ci ha messo a farlo…”

“che cosa rappresenta?”

“che cosa significa?”

“pittore affermato”

“domani c’é l’inaugurazione alla fondazione prada, tu vieni? io ho l’invito”

“ci si vede alla biennale”

“un nudo artistico”

“l’arte è ciò che senti”

“per me la pornografia è una forma d’arte”

da “PAROLE POVERE” - il deboscio - Mondadori

Al Liceo Storia dell’Arte era, purtroppo, una di quelle materie “secondarie” come Filosofia.
Sono arrivato così all’ISIA ancora molto vuoto a riguardo; in particolare su tutta l’arte Moderna e Contemporanea, che alle Superiori, da programma, non si arrivava a fare, se non sommariamente.
Se non fosse stato per il professor Marra avrei avuto una visione molto povera, gretta, fatta di luoghi comuni su questa parte di Storia dell’Arte. Un Arte meno figurativa, più concettuale, ironica, sarcastica, critica ma anche progettuale e che, proprio per questo, è assai vicina alla progettazione sia grafica che industriale. Non potrei progettare bene senza conoscerla. Mi sono particolarmente affezionato a Piero Manzoni che forse per primo è stato ben consapevole del potere della firma dell’artista e perché quella scatoletta con sopra la dicitura “Merda d’Artista” era sempre rimasta stampata nella mia mente da quando a 7 anni la vidi per la prima volta sfogliando l’enciclopedia ZENITH regalatami da babbo ( era un’offerta della Casa di Risparmio di Ravenna per i soci ). Come faceva su un testo didattico ad esserci scritto “merda”? Era un sacrilegio! …

LA “STORIELLA” del “MANZOLO”

Il 12 agosto 1961, in occasione di una mostra alla Galleria Pescetto di Albisola Marina, Piero Manzoni presenta per la prima volta in pubblico le scatolette di Merda d’artista (”contenuto netto gr.30, conservata al naturale, prodotta ed inscatolata nel maggio 1961″). Il prezzo fissato dall’artista per le 90 scatolette (rigorosamente numerate) corrispondeva al valore corrente dell’oro.

Le scatolette di Manzoni hanno numerosi precedenti nell’arte del Novecento, dall’orinatoio di Duchamp (”Fontaine”, 1917) alle coprolalie surrealiste. Salvador Dalì, Georges Bataille, e prima di tutti Alfred Jarry con “Ubu Roi” (1896), avevano dato dignità letteraria alla parola “merde”. L’associazione tra analità e opera d’arte (e tra oro e feci) è poi un tema ricorrente della letteratura psicanalitica che Manzoni può avere recepito attraverso la lettura di Jung.
La novità di Piero Manzoni è avere collegato queste suggestioni ad una riflessione sul ruolo dell’artista di fronte all’autoreferenzialità dell’opera d’arte.

La chiusura tautologica dell’Achrome (una semplice superficie bianca che non significa altro se non se stessa) e l’invisibilità della Linea, sigillata nel suo contenitore, generano la speculare autoreferenzialità del corpo dell’artista.
Spossessato dell’oggetto, ed ancora incantato dal ricordo del suo status eroico di artefice e produttore, l’artista trova una compensazione della perdita invadendo lo spazio che il processo comunicativo aveva tradizionalmente assegnato all’opera. Il corpo stesso dell’artista si offre al pubblico come un’opera d’arte, e le vestigia del corpo divengono reliquie.
Alla domanda che la gallerista Iris Clert rivolse a Piero Manzoni, su quale fosse il suo apporto ai Corpi d’aria, Manzoni rispose: “il fiato d’artista, signora”.
Nascono così la Merda d’artista (venduta a peso d’oro), il Fiato d’artista (i palloncini gonfiati dall’alito vitale di Manzoni) e il progetto del Sangue d’artista.
Il pubblico protagonista: la Consumazione dell’arte

Gli effetti della chiusura di senso dell’opera d’arte (che non ha più un “messaggio” da comunicare, ma significa solo se stessa), coinvolgono anche i destinatari della comunicazione.
Se l’arte non è portatrice di un messaggio e l’opera d’arte non esiste più come oggetto concreto che può essere esibito in un muse o venduto in una galleria, il pubblico non può restare confinato nel ruolo passivo di spettatore.
Anche il pubblico è chiamato ad essere un’opera d’arte, seguendo le orme dell’artista e partecipando alla natura magica del suo corpo.

Il 21 giugno 1960, nel corso della performance Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte, Piero Manzoni imprime l’impronta del suo pollice su alcune uova sode, offrendole al pubblico da mangiare.
Lui stesso divora un uovo. Attraverso l’uovo–reliquia, consacrato dal contatto col corpo dell’artista, il pubblico partecipa dell’arte, entrando in comunione con la fisicità (magica, eroica) dell’artista.

Nel 1961, alla Galleria La Tartaruga di Roma, Manzoni sancisce la trasformazione del pubblico in opera d’arte firmando le Sculture viventi: modelle e persone del pubblico autografate dall’artista e accompagnate da un attestato di autenticità.
Su ogni documento Manzoni appose un timbro: rosso, se la persona era per intero un’opera d’arte e sarebbe rimasta sempre tale; giallo, se il nuovo status era limitato a certe parti del corpo; verde, se vincolato a particolari attività, come il dormire o il correre; porpora, se l’artisticità del corpo era stata comprata.

Il gesto artistico che eleva lo spettatore dell’opera in arte è riproposto e automatizzato dalla Base magica: chiunque salga sul piedistallo magico deve essere considerato, per il tempo che vi rimane, un’opera d’arte.
L’ultimo vincolo, quello temporale, è rimosso dalla Base del mondo: il piedistallo, capovolto, sorregge il mondo intero.
Adesso tutto è un’opera d’arte.

Vi siete mai chiesti se tutto quello che comprate ( pantaloni, occhiali, scarpe, … ): veramente vi piace; veramente ha il valore pagatolo; veramente ne avete bisogno; se veramente vi sta bene addosso o se lo comprate solo perché riporta la firma D&G piuttosto che ARMANI piuttosto che LV piuttosto che…?

Restano comunque quesiti irrisolti, di più basso rango, che oramai mi pongo da 24 anni:
1_Dentro quelle scatolette c’è veramente la merda di Piero Manzoni?
2_Le avrà riempite da solo, a mano, come facciamo alla fine dell’estate per la conserva fatta in casa dai nonni di Forlì o l’avrà fatto con un macchinario a nastro di tipo industriale? Se sì, con che faccia l’avrà chiesto al proprietario della fabbrica che gli ha prestato il macchinario?
3_Quanto tempo ci avrà messo a riempirle tutte?
4_…[altre varie domande correlate ai ragionamenti sopra]…

12 Responses to “ARTE e MERDA… un sottile confine?”

  1. nicola Says:

    che post di merda!

  2. STRADAioli Says:

    PRRRRR :)

  3. nicola Says:

    Ehi, ma quando ho commentato io non c’era ancora nessun testo! :roll:

  4. STRADAioli Says:

    Lo so…stavo scrivendo… ora è completo…

  5. nicola Says:

    Fatta tutta?

  6. STRADAioli Says:

    Sì…adesso potete vederla tutti! :)

  7. Maria Says:

    In realtà non è importante se dentro quei barattoli c’è davvero della merda o no.
    L’intento era affermare, in maniera certo ironica, “dissacrante” quasi, che la volontà dell’artista era comunque determinante e bastava da sola a certificare, a “consacrare” un’opera d’arte: se lui, artista, diceva che dentro c’era della merda, così doveva essere, poiché l’Artista così aveva detto.
    Quindi, in un certo senso anche i dubbi che tu hai esposto sono parte dell’opera.

  8. STRADAioli Says:

    Già! :)

    Allora era geniale ma adesso?
    Ci sono molti “artisti” e “artistoidi” che giocano ancora su questo principio.
    Si può ancora parlare di arte?
    Ossia, il giochetto è ancora valido?

    Più volte quando mi capita di vedere “Opere d’Arte” di recente progettazione (perché oramai è di progettazione che si parla non tanto della manualità o abilità dell’artista quanto del concetto che riesce a trasmettere…) mi chiedo sempre se… sono genuine.

    :)

  9. Rana crocifissa a Bolzano, la Chiesa insorge - Page 2 - Giovani.it - Forum Says:

    [...] non hai capito un tubone dell’arte moderna allora. Ti consiglio questi brevi articoli per iniziare: ? ARTE e MERDA… un sottile confine? ? STRADAioli http://www.informatissimafotografia.it __________________ Dying to live Living to die Ain’t no hellos [...]

  10. Rana crocifissa a Bolzano, la Chiesa insorge - Page 3 - Giovani.it - Forum Says:

    [...] non hai capito un tubone dell’arte moderna allora. Ti consiglio questi brevi articoli per iniziare: ? ARTE e MERDA… un sottile confine? ? STRADAioli http://www.informatissimafotografia.it Guarda non ho alcun interesse a "iniziare" preferisco [...]

  11. STRADAioli Says:

    …mmm, sì, è possibile che tu abbia ragione.
    Effettivamente la mia conoscenza a riguardo è limitata ossia, mi baso su pochi esempi, credo a tutti più o meno noti (quelli che in linea di massima si possono trovare su qualsiasi libro d’arte) per trarre quelle che sono, diciamo un mio sentore a pelle…
    Le mie non volevano essere delle affermazioni in senso assoluto.
    Sto spulciando in qua e in là il link che mi hai mandato; per ora sono inevitabilmente affascinato, del resto sono un curioso.
    Le domande di cui sopra però continuo inevitabilmente a pormele e non posso fare a meno di notare, a volte una scarsa genuinità che non voglio generalizzare a tutti gli artisti e a tutte le opere.

  12. umberto Says:

    annullando i pensieri alti e guardando,a fatica, a
    quelli bassi considero che la merda (caos) è
    POI SEMPRE QUELLA CHE CHE CI FA VIVERE disarmoncamente ma ,” lei”non ne ha colpa. perchè
    senza di lei non potremmo nepppure nominarla

    VIVA LA MERDA

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