
[Foto: “L'astuccio della I° elementare” - 1982/oggi ancora in uso]
[Puntata 1 di X]
“Soap-Polpettone” sperimentale sulla Storia del Mio-Fare-Comunicazione
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Quanto ho disegnato!
Ho iniziato all’asilo e non ho mai smesso fino a quando l’utilizzo massiccio del computer ha fatto si che la matita nelle mie mani fosse sostituita col mouse.
I CARIOCA JUMBO erano belli ma finivano subito! Qualcuno li chiamava anche “colori a spirito”, perché della loro base ad alcool colorato. Quelli dell’asilo erano sempre scarichi e quelli di casa dovevo usarli con parsimonia o mi dicevano che ero uno “sprecone”: all’età di 5 anni dovevo già ingegnarmi a progettare non solo il soggetto del disegno ma come usare in maniera efficace il colore, ottimizzandone il consumo. Il casino era che se avevi bisogno di quel particolare azzurro acido per fare una campitura ampia di cielo non ci arrivavi mai, si doveva quindi optare per colorare magari solo la parte alta del foglio in azzurro e quella bassa di verde a formare il prato. Avete presente che nei disegni dei bambini non vi è mai una linea d’orizzonte dove cielo e terra si incontrano!? Per me non era un fatto di pigrizia, era una questione di economizzare/ottimizzare ciò che avevo a disposizione.
I pastelli a cera facevano un buon odore che ancora adesso associo immancabilmente all’asilo: vedo i piattini di plastica dove li riponevamo alla fine delle sessioni di disegno; il GRANDE MOBILE SQUADRATO in fondo all’aula dove stavano giochi, fogli riciclati, formine; le seggioline e i tavolini ricoperti in formica rosa, azzurra, verde menta; l’acquario nell’ingresso; il teatrino giallo dei burattini in fondo al corridoio.
Il casino dei colori a cera e che facevano “un ciussero boia”!
Potevi stare anche attento quanto ti pareva ma lasciavano così tanti “caccherini” cerosi sul tavolo che ti sporcavi inevitabilmente i polsini del grembiule e le mani.
Se poi prendevi un mozzicone di pastello ad olio, pezzo moLLLto raro, mimetizzato tra gli altri pastelli “succedeva un PATATRACK”!
Si stendeva in maniera più compatta, decisa, coprente non solo sul foglio, ma anche sulle mani e sotto le unghie… Ho visto anche qualche bambino mangiarseli, forse proprio a causa della loro consistenza.
ARRRGH! ORRIBILE!!! …Enrico Maria aveva gengive, denti e labbra dello stesso color acquamarina del pastello ad olio assaggiato…
Le meglio erano le matite colorate, quelle di legno.
Io avevo le “fila GIOTTO”. Erano già in dotazione di serie dentro l’astuccio, immancabilmente in coordinato con la cartella, che dei nonni di Forlì mi avevano regalato per iniziare al meglio la I° elementare.
Se stavi attento a non farle cadere e avevi abbastanza pazienza nel far loro la punta, ogni volta che necessitava, con quelle matite potevi fare quel che volevi! Bastava avere il tocco giusto, spingere un po’ di più la punta sul foglio o stare leggeri e dal medesimo “verdino” ottenevi infiniti gradienti intermedi dello stesso; il tutto solo variando la pressione delle dita!!! In pratica era possibile “sfumare” il colore.
Era in II elementare quando volevo disegnare i pini ed i cedri del Libano che abbiamo attorno a casa che sentii per la prima volta questo termine, “sfumare”, da mia mamma, che addirittura mise in “stand by” una sessione di bucato nel garage di casa, per insegnarmi ad attuarlo.
Scoprii che nella stessa matita “marrone” “ce n’ erano almeno 3″: si riusciva a fare la parte scura in ombra del tronco, quanto quella intermedia che quella più esposta alla luce. Tutto dallo stesso colore! Questo voleva dire che pur avendo il set da 24 “fila GIOTTO” è come se ne avessi avuti 64… forse anche 100! OHHH! ERO RICCO!
I colori PANTONE sono entrati a far parte della mia vita solo molto più avanti, verso i 21 anni, e per breve tempo. Li notai per la prima volta, anche se mi era già capitato di vederli nei negozi, in HANA-BI di Kitano; in una scena lentissima veniva passata in carrellata una tale gamma che sembrava poter racchiudere tutti i colori del mondo.
Poi lo stesso anno li ritrovai all’ ISIA in un corso seminariale extra per trogloditi del disegno, quale io ero, ossia per quelli che non provenivano da istituti artistici e che avevano un disegno un po’ troppo rudimentale, fai da te, povero di conoscenze tecniche e segreti. A tenerlo c’erano Nedo Merendi e Cesare Reggiani ai quali devo i miei ultimi radicali sviluppi nel disegno a mano libera. Le uniche due persone che hanno aggiunto conoscenza al mio disegnare oltre mia madre e dopo la Vera Caroli, l’insegnante delle medie.
La cosa bella e caratteristica di questi colori è che avevano sino a 3 punte di spessori diversi:1 larga su un lato e altre 2 una sottile e una intermedia, racchiuse a matrioska, sull’altra estremità. Potevano originare campiture compatte o simil-acquerellate ed inoltre si mescolavano bene con le matite colorate per ottenere effetti unici (quelli alla “Giugiaro” dei modelli avveniristici di auto che a volte si vedono su Quattroruote). Per generare questi effetti unici però i “fila GIOTTO” non andavano bene, servivano i “Faber Castell” da Lire 2.500 cad. I pantoni poi erano inrrivabili, Lire 9.800 cad. ed essendo “a spirito” duravano quanto i CARIOCA JUMBO… si poteva però comprare a parte la ricarica di un costo più accessibile, sempre se la trovavi: i PANTONE erano anche caratterizzati dal fatto di essere codificati… magari avevi finito il GRIGIO “Cool Gray 7U” e “lo spacciatore di colori” aveva in bottega solo il “Cool Gray 6U” o “Cool Gray 9U”… ‘AZZ!
Dopo il corso con Nedo e Reggiani, volendo, con un po’ d’impegno e di tempo, ero in grado di arrivare al fotorealismo.
Poi è arrivato Adobe Photoshop e 3D studio VIZ e la poesia è finita: smisi di disegnare.
Adesso è talmente tanto che non disegno che le mie mani hanno perso in velocità e sicurezza… sono come un pistolero che è stato troppo tempo senza fare pratica con la sua colt.
A volte, quando riprendo in mano un bozzetto fatto il giorno prima non riesco neppure a reinterpretarlo… CHE MMMERDA!
August 30th, 2007 at 4:55 pm
E che mi dici dei colori naturali che ti ho portato dall’India? Potrò sperare un giorno di vedere qualcosa dipinto con quelli? Io ci spero perchè ho proprio voglia di incorniciare qualcosa di tuo da mettere nel mio angoletto.