PROSSIMAMENTE
SOLO SU QUESTO BLOG
SI SPERIMENTERA’ L’USCITA DI UN SERIAL-POST
“COMMUNICATION BREAKDOWN”
A partire da Venerdì 17 Agosto
OGNI VENERDI’
Un “Soap-Polpettone” sulla Storia della Comunicazione
Puntate previste: 7
ABBIATE PAURA!
“cosa ci vuole? lo so fare anch’io”
“sono arrivati anche a tagliare la tela”
“io, una scatoletta di merda, non la vorrei neanche regalata”
“chissà quanto tempo ci ha messo a farlo…”
Oggetto: Teiera Arare (1700)
Designer: Sconosciuto
Produttore: Vari (dal 1700 ad oggi), Iwachu (dal 1914 ad oggi)
Non c’è bisogno di essere stati in Giappone per aver presente una teiera Arare. Chiunque legga manga o guardi film ambientati nel Paese del Sol Levante ha già visto quest’oggetto. Da “Doraemon” a “Lamù” da “Oh mia Dea!” a “Keiji il Magnifico” ci sono scene dove la mitica teiera compare quasi come una guest-star. E’ vero che solo le persone di nazionalità Giapponese riconoscono l’oggetto con questo nome, Arare, ma l’onnipresenza di tale teiera da un capo all’altro dell’ arcipelago, ha elevato la sua linea di forte impatto emotivo ad uno standard internazionale. Fatta in ghisa, l’Arare, che in lingua madre significa “salve”, è caratterizzata da una superficie borchiata, unica nel suo genere, che copre i 2/3 della parte superiore del suo corpo brunito. Le borchie si presentano in successivi anelli concentrici fino a formare una sorta di pattern antiscivolo che continua anche sul coperchio. Il beccuccio corto, deciso si trova quasi a ridosso della partenza del ben definito arco del manico che unisce due estremità su due lati opposti della teiera.
Oggi ho scritto un post.
Un’ altro post oltre a questo.
Un importantissimo post.
Un post che ho già messo lì per onorare un’importante ricorrenza.
Gli ho già assicurato un posto.
Verrà pubblicato automaticamente anche nel caso io fossi impossibilitato a farlo.
Comparirà automaticamente grazie Wordpress e alla Rete anche se, facciamoci le corna, dovesse succedermi qualche cosa di irreparabile da qui al 19 Novembre.
Insomma quel post è come un seme che ho piantato e che, comunque sià, germoglirà, a tempo determinato, su questo blog.
TUTTO CIO’ E’ BELLISSIMO!!!
Che strano…
Poter far sì che i propri sentimenti, pensieri arrivino oltre la propria vita fa veramente sentire immortali.
E’ come se avessi fatto testamento.
La cosa ancora più bella è che la prima volta che faccio testamento non mi occupo di beni materiali ma di sentimenti! PER QUESTO MI RITENGO FORTUNATO!!!
“Lo dice Foscolo, lo ribadisco:
della vita il fulcro è il sepolcro…”
Elio e le Storie Tese - Urna
Oggetto: Logo NIKE (1967)
Designer: Bill Bowerman (1911 - 1999), Phil Knight (1938 - )
Produttore: NIKE (dal 1967 ad oggi)
Chi di voi non ha nel guardaroba almeno un paio di scarpe o un qualsiasi accessorio NIKE scagli la prima palla…
Avevamo 12 anni quando io e folly, l’amico di sempre (asilo, elementari, medie, Liceo), al carnevale del 1988, vedemmo i “Locals” del nostro paese, Mezzano (RA), rincorrersi in skateboards spraytandosi con le bombolette schiumogene. Loro erano “GRANDI”, avevano qualche anno in più di noi ma a quell’età anche 2 anni fanno la differenza. Erano vestiti da teppistelli, coloratissimi, agghindati con ricercatissimi gadgets come il basco “Gator” della VISION STREET WEAR, scarpe assurde come le AIRWALK LAVA dal caratteristico coprilaccetti o le, allora introvabili, “Old School” Vans Off the Wall. Il loro abbigliamento non era dovuto alla festività, quei colori non erano per il carnevale; Francesco Verdi, Matteo Bentini, “Riccio”, Luca Baccini e suo fratello maggiore Igor erano vestiti così tutti giorni.
“Tutto quello che l’uomo è capace di immaginare, altri uomini saranno capaci di realizzarlo”
Jules Verne
Un razzo, molto simile ad un proiettile gigante, viene sparato con un cannone da Parigi sulla Luna, o, per meglio dire, in un occhio della Luna. È il compimento del progetto del professor Berbenfouillis, membro stimato del Circolo degli Astronomi e fautore del lancio di uomini sul nostro satellite. I cinque componenti della spedizione “allunano” e durante la notte assistono al passaggio delle varie costellazioni, umanizzate nei corpi di uomini e donne. In seguito fanno conoscenza con gli abitanti della Luna, esseri simili a insetti, ma con la testa di uccello, ne catturano uno e fanno ritorno a casa cadendo nell’oceano da dove vengono ripescati sani e salvi.
Oggetto: Voltes V Transformers (1982)
Designer: Kouzin Ohno (1959 - )
Produttore: Takara (dal 1982 ad 1983) - Hasbro (dal 1984 ad oggi)
Personalmente i TRANSFORMERS non mi sono mai piaciuti. Non mi piaceva più di tanto il cartone animato che già puzzava troppo, anche per un bambino di 7 anni, di mera dimostrazione delle potenzialità del giocattolo lasciando poco spazio per una trama interessante. Gli episodi erano pallosi e prevedibili; alla tecnologia dei questi robottoni preferivo il carisma di un Daitarn III e del suo pilota Aran Benjo anche se quest’ultima serie, nel 1983 iniziava già ad essere datata. Non mi piacevano nemmeno come giocattoli, ci voleva troppo tempo per trasformarli, mica come nel cartone dove tutto avveniva in pochi secondi! E poi erano totalmente impersonali. Certo che riguardandoli oggi, probabilmente per pura deformazione professionale, ne apprezzo alcuni aspetti del mercato industriale che trovo affascinanti. Sono stati il primo giocattolo messo sul mercato con un’abile campagna pubblicitaria strategicamente programmata a priori. Il primo giocattolo con slogan “MORE THAN MEETS THE EYE” / “PIU’ DI CIO’ CHE L’OCCHIO VEDE”. I primi TRANSFORMERS sono stati creati all’inizio degli anni ‘80 dalla Takara, la seconda più grande produttrice di giocattoli in Giappone. La prima serie attirò l’attenzione della produttrice americana di giocattoli Hasbro.
Spesso, quelli che dovrebbero essere precettori di vita “in primis”, anziché aiutarti ad uscire dal guscio, cercano di farti sentire solo un incapace in grado di non combinare mai nulla di buono nella vita. Mi è capitata più di una professoressa così nei primi anni di Liceo. Anni per me traumamatizzanti e che ancora annovero nel periodo nero della mia vita.
Una di queste cattive maestre è stata la prof di italiano Bruna Liverani. In Prima ci diede da comporre una poesia… Visto i miei precedenti e ripetuti insuccessi che lei accoglieva con critiche tutt’altro che costruttive bensì mirate alla distruzione dell’individuo e alla sua ridicolizzazione di fronte alla comunità (essere interrogato da lei alla cattedra, per alcuni di noi, non suoi “cocchi”, era come andare alla gogna), preferii dire che non avevo fatto il compito più che leggerle la mia composizione di cui oggi vado fierissimo:
Vecchio Baluardo
Quando la morte arriverà,
scalcerò come un mulo e
strillerò come un porco.
enrico .STRADAioli
[Lugo 1991]
A ‘LIVERA’, MA VEDI D’ANNA’ AFFANCULO!
Avete notato di come si sono ingrassati i bambini. Spesso mi capita, tornando verso casa per l’ora di pranzo, di assistere all’uscita di una scuola media. Cazzo, 2 su 3 sono sovrappeso! 1 su 3 è un patetico ciccione, sudato, goffo, impacciato! Non sto parlando di gente di costituzione robusta o, come si dice, con le “ossa grosse”… sto parlano di chi è così perché mangia di merda e non fa sport. Quando andavo a scuola io, in tutte le elementari, su circa 200 bambini ce n’era 1 obeso, lo chiamavamo “Danielone”.