Io sono andato all’asilo dalle suore.
La politica, è triste, lo so, inizia già dall’infazia…
A parte questa squallida visione, che si comprende solo in età adulta, ho splendidi ricordi di quel periodo.
La mia aula era la prima a destra dopo l’ampia e luminosa vetrata dell’ingresso.
Era da poco che andavo all’asilo… 1 anno circa.
Fatta esclusione di Daniele Babini (vedi foto), che già frequentavo perché figlio di amici di famiglia, al di fuori della mia classe conoscevo pochissimi bambini.
Però, ce n’era uno che attirava particolarmente la mia attenzione perché, già allora, a soli 4 anni, aveva un fare carismatico.
Un fare ulteriormente enfatizzato dalla sua carnagione singolarmente più brunita della media…
Non ricordo chi dei due avvicinò prima l’altro, ma ricordo chiaramente che mi trovavo sulla soglia della porta dell’aula quando, dopo aver frugato nella tasca del grembiule (direi di color rosso) mi disse: “Guarda!” mostrandomi una specie di anello marrone con sopra una sorta di sfera schiacciata nella quale era incisa una stella a cinque punte. Era un bracciale, troppo stretto per essere indossato ad un polso e troppo largo per essere infilato in un dito.
Era simile a quello di Chobin, il Principe Stellare, ma pareva fatto di PONGO.
“Me l’ha regalato Chobin!”
Mi stava prendendo in giro. Pensava che mi sarei bevuto una tale bugia! Chobin era un cartone animato, non esisteva nel mondo reale!
“Non è vero! Quello di Chobin è azzurro-trasparente e fa luce!”
“Ti dico che ieri ho incontrato Chobin in fondo al campo e mi ha regalato il suo braccialetto, solo che quando l’ho toccato si è spento, ha perso colore ed è diventato così!”
Ah beh… se l’aveva incontrato in fondo al campo poteva essere tutto vero…
Sì, probabilmente Federico, si chiamava così quel bambino, mi stava dicendo la verità! Eppure quel bracciale… sembrava sempre di PONGO.
Poi fece una cosa che non mi sarei mai aspettato.
“Tieni, te lo regalo!”
Non potevo crederci. Quel bambino che conoscevo a malapena mi stava regalando una cosa così rara ed importante.
Presi l’anello e lo riposi nella tasca del mio grembiule.
“GRAZIE.” Anche al tatto continuava a sembrare PONGO.
A casa lo rianalizzai meglio.
Era PONGO.
Se l’era fatto lui!
Era stato bravissimo!
Non era di Chobin, ma chi se fregava!
Era un regalo bellissimo.
Il primo ricevuto da una persona che non fossero genitori, nonni o parenti vari.
Mi chiesi se sarei stato in grado anche io di creare cose così complesse col PONGO.
Il giorno dopo chiesi a Federico di insegnarmi.
“Se vieni a casa mia questo sabato pomeriggio ti insegno!”.
“Sì, ma come faccio? Io non so nemmeno dove abiti!?”.
“In via Carraia Sorboli dopo la curva. Mio babbo si chiama Iori Folli, mia mamma Antida e c’ho anche un cane di nome Diana per andare a caccia”.
“Allora va bene, tanto mio babbo fa l’idraulico e lo conoscono tutti e sa dove sono tutti i posti!”.
Quel sabato andai da Federico Folli.
Assieme abbiamo fatto oltre che l’Asilo, le Elementari, le Medie, i primi 4 anni di Liceo.
Fino all’anno in cui mi bocciarono e lasciai il FOTTUTO Ricci Curbastro di Lugo per il Francesco Severi di Faenza.
Da quel primo sabato del 1980 di sabati assieme ce ne sono stati un’infinità: PONGO, LEGO, MASTERS OF THE UNIVERSE, LEGO, visite alle case stregate, LEGO, giornalini porno nelle case stregate, SKATEBOARD, la celebrazione annuale della fine della scuola in tenda, SKATEBOARD, FIGA (poca).
Dopodomani è la festa del paese. La festa di Mezzano (della Parrocchia). Vado a mangiare dai miei e passo a trovare folly e Luana, la sua fidanzata da sempre, ora sua moglie.
Confesso che più di una volta tornando alla mia casa natale sono andato in soffitta a rovistare tra i vecchi giochi dentro bauli e vecchi fustini di detersivo DASH con la speranza di ritrovare quell’anello… lo farò anche stavolta?
AUTOSCATTO: [ Addio al celibato di folly, 11 Agosto 2006, Haarlem - OLANDA ]