6:14 am ● Friday, November 9, 2007

RADISI IV°Puntata ● Da ASTROGANGA al corporate design, dal CASTELLO di GREYSKULL alla prototipazione

Inserito in Zibaldone

[Puntata 4 di X]

“Soap-Polpettone” sperimentale sulla Storia del Mio-Fare-Comunicazione
DI MERCOLEDI’ QUANDO CAPITA SU www.STRADAioli.com

Più cresco e più mi rendo conto di quanto siano stati importanti per la mia formazione: i cartoni animati, in particolare quelli Giapponesi e mia cugina Barbara con il laboratorio di prototipazione di poltrone di suo babbo Gerno.
Il laboratorio sorgeva nel corpo indipendente dietro casa dei miei nonni di Forlì.
Lì dentro c’era sempre ammassata gomma piuma in abbondanza di vari formati, durezze e sfumature di giallo. Da un giallo quasi bianco ad un giallo barba di vecchio impestata da nicotina.
La gommapiuma arrivava in forma di parallelepipedi a volte grandi quanto me! Ricordo che una volta venne un camioncino che ne scaricò talmente tanta da riempire l’intero garage adiacente al laboratorio.

Gerno, cugino di primo grado di mia mamma, faceva il modellista di salotti.
Era sempre serio quando lavorava ud un nuovo progetto e un po’ mi faceva paura (era il 1881-2 avevo circa 5-6 anni) inoltre mia nonna mi ripeteva sempre “Non disturbare chi lavora!” ma la curiosità vinceva timori e comandamenti.
Così andavo in silenzio sulla soglia della porta a vedere cosa faceva cercando di essere il più discreto possibile.
Non entravo mai… mi fermavo fuori e osservavo tutti i suoi minuti gesti.
Gerno controllava il progetto su carta.
Tracciava delle linee sul cartone utilizzando squadre e curvilinei.
Sospirava.
Ritagliava sagome più o meno complesse.
Le assemblava con una puntatrice gigante. Funzionava con lo stesso principio di quella verde di mio babbo, di quando faceva le fatture, ma questa era talmente potente che per sparare i colpi si serviva di un compressore blu impolverato al quale era attaccata tramite una guaina spiraliforme di un arancione intenso!
PFF…CIUNK!
PFF…CIUNK!
PFF…CIUNK, PFF…CIUNK, PFF…CIUNK! Evvai, 3 colpi in fila, probabilmente stava rifilando un lato lungo.
Le giornate feriali che trascorrevo d’estate, dai nonni di Forlì, erano scandite dai colpi a pressione della puntatrice di Gerno.
PFF…CIUNK!
PFF…CIUNK!
PFF…CIUNK!

Quando ero assieme a sua figlia Barbara, di 4 anni più grande di me, ero un pò più spavaldo.
Entravo nel laboratorio.
Allora vedevo tutte le meraviglie, tutti gli strumenti di lavoro ed i prototipi in fase di realizzazione.
Ricordo in particolare le forbici per la gommapiuma.
Fatte in acciaio, con gli occhielli verniciati in nero. Questi ultimi non erano circolari ma ovoidali per permettere di inserire più dita contemporaneamente per fare più forza. Inoltre quelle forbici erano almeno tre volte più grandi delle forbici che avevamo in casa Noi!
Oltre la gommapiuma, sparsi sui banconi e meticolosamente raggruppati, in ordine di spessore, negli angoli della stanza si trovava anche cartone e faesite, indispensabili per sviluppare i primi step dei modelli o i fusti delle poltrone. Era con gli sfridi di questi prodotti che potevamo giocare io e la Barbara.

In quel periodo volevo essere Charlie il bambino-pilota di Astroganaga.
E cosa mi fece la Barbara!?
Una cosa favolosa!
Entrammo come in altri pomeriggi nel laboratorio.
Lei prese un pezzo di cartoncino grosso, una matita, ed un rotolo di nastro adesivo.
Tracciò un cerchio utilizzando il rotolo e vi disegnò dentro la stessa stella a 4 punte di Astroganga. Il LOGO di Astroganga.
Lo ritagliò con i forbicioni.
Ad un’estremità della sagoma fece un buco con un punteruolo che stava là, sul bancone.
Allargò il buco.
Vi fece passare dello spago.
“Ecco! Ti piace?”
Mi aveva fatto il medaglione di Charlie per chiamare Astroganga e per entrarci dentro.
CHE BELLO CHE ERA!
Il resto della settimana lo passai rivivendo le avventure del cartone animato. Ero Charlie quando indossavo il medaglione sotto la maglietta, Astroganga quando lo tenevo fuori e facevo finta di averlo impresso sul petto come il robot (in quei momenti il Charlie che era in me era già entrato nella cabina di pilotaggio in simbiosi col robot >> RIVEDI FILMATO IN APERTURA AL POST).

Da lì iniziai a creare molte “cose” per i miei giochi.
Una volta con uno scatolone mi ricostruii anche il castello di Greyskull, per il mio He-Man, con tanto di ponte levatoio azionabile tramite uno spago…
Quando lo vide mia cugina Barbara mi fece i complimenti per come era stato realizzato bene. Era una delle mie prime creazioni a soli 6 anni. Comunque seppe aggiungere anche lì il suo tocco di classe. In pochi istanti le venne un colpo di genio e con un po’ di gommapiuma e la puntatrice assemblò un letto con tanto di cuscino e piedini per far riposare il principe di Eternia; lo conservo ancora in soffitta!

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Adoravo mia cugina Barbara e la cosa che desideravo di più era passare i pomeriggi con lei a fare queste cose… poi Simon Lebon e i DURAN DURAN in complotto con Scialpi me la portarono via!

3 Responses to “RADISI IV°Puntata ● Da ASTROGANGA al corporate design, dal CASTELLO di GREYSKULL alla prototipazione”

  1. Gara Says:

    Fottutissimi Duran Duran!

    Personalmente non credo di possedere ricordi così lontani ma mi sovviene che sulla soglia dei 10 anni, nell’epoca in cui i robot giapponesi difendevano la terra, armato di forbici carta e vinavil, ero solito a ingenarmi in riproduzioni in scala dei nostri invincibili beniamini. Ricordo che ne facevo a bizzeffe e non ero mai sazio (basta pensare a quanti ne sono apparsi in tv… anche se per noi quella non era ancora la tv). Quando poi ci giocavo risultava utile averne così tanti, nelle mie simulazioni di attacco (pure fratricidi tipo Daltanius vs Voltron) i miei robot subivano seri danni a cui però una buona dose di scotch e pennarelli poneva rimedio (mamma mia i versi che facevo quando facevo le riparazioni!).

    La mia opera migliore rimane senza dubbio quella delle tre navicelle Getter che, come mostra la sigla, unite in tre modi diverse davano vita a tre diversi robot: Getter1 (Space Robot) - Getter2 - Getter3, facile no?
    Io, a forza di innumerevoli tentativi, avevo creato degli incastri perfetti per tutte e tre le soluzioni e l’effetto, senza vanti, fu sorpendente. Ero talmente orgoglioso della mia opera che me la portavo daperttutto a scuola come a Messa e tutti ne erano invidiosi tranne il prete e mio fratello.

    Poi… arrivarono holly e benji e cominciai a disegnare fumetti, ma questa è un’altra storia.

  2. Gara Says:

    …la sigla da UTUBE… linko l’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=8FwogLJpU5U
    e per ci volesse saperne di più su Space Robot linko questo onesto sito:
    http://www.nagaifans.it/Getta_Robot/Getta_Robot.htm

  3. STRADAioli Says:

    Pensa che io per giocare al Getter o alle altre serie animate dove c’era un robot che si componeva e /o formava andavo d’immaginazione totale: per fare i 3 componenti dell’X-BOMBER utilizzavo 3 spine-triple e le combinavo in maniere differenti… ero arrivato a trovarne fino a 5 in casa, allora giocavo al SUPERCAR GATTIGER!!! :)

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