Stamattina.
Sto facendo colazione…
Sfoglio il giornale col “cappuccio” in mano.
Butto l’occhio ancora gonfio di sonno su un titolo da fantascienza:
“IL COLOR MAGENTA E’ STATO BREVETTATO!”
Mi son guardato attorno, forse sto vivendo ancora in un sogno…
Mi sembra di far parte di una scena tragicomica, assurda, impossibile.
Come in “Nati con la camicia”, dove il duo Bud Spancer e Terence Hill salva la Terra da un riccone pazzoide (K1) che vuole lanciare un missile per cancellare i numeri.
Bud: “”Te lo immagini un mondo senza numeri! Una partita di football non avrebbe punteggio! E poi, non puoi più fare un numero di telefono, non puoi più chiamare un battona!”
Io: “Come faccio a fare i file da mandare in stampa da Ponseggi alla Tipografia Romagna?* E poi, le mie Vans TNT nere e magenta, non potrò più metterle!”
[* Tutti file da stampa tipografica vengono salvati in una particolare modalità colore che non è la stessa del video (RGB), ma CMYK dove "M" sta per magenta... questo vuol dire che non posso più produrre file a colori!]
Provo a rileggere.
Ultimamente ho problemi di dislessia e leggo cose per altre che sono solo nella mia mente: Deutsche Telekom brevetta il color Magenta .
Mi sovviene un commento: “STRONZI!”
Fintanto che una qualche casa farmaceutica Inglese (non ricordo il nome) ha brevettato, circa 7 anni fa, una particolare qualità di riso dalla quale i contadini Thailandesi traggono il maggior frutto del loro sostentamento da migliaia di anni, nessuno se ne è fregato… ma adesso… credo che ci sarà un po’ più di TAM TAM.
Almeno lo spero.
Insomma tempi duri per il magenta. Il colore, che negli anni novanta è stato protagonista di un film con Rutger Hauer, Sotto massima sorveglianza, oggi lo è di un dibattito che coinvolge la Comunità europea e due aziende multinazionali. Il suo codice (CTM 002534774) è stato infatti registrato e acquistato dalla Deutsche Telekom e al momento se in Germania o in Olanda un utente vuole utilizzarlo sul proprio computer non può farlo.
Compare un pop-up in Photoshop (quindi va puntato il dito anche contro Adobe) che ne blocca l’utilizzo.
Sul sito www.freemagenta.it, provocatoriamente, hanno rappresentato la situazione con una finestra che dice: “Attenzione, questo colore non è tuo”. La “T” della Telecom tedesca è di color magenta e l’azienda considera la tonalità parte integrante del marchio.
Ma non è tutto qui.
La Red Bull, da parte sua, ha acquistato il blue/silver, la combinazione cinquanta per cento/cinquanta per cento di blu e grigio, parte integrante del suo logo. Il suo codice di registrazione è 002534774 e quello RGB è 000f75 - a6abb5. E il blue/silver della bibita energetica sta incontrando gli stessi problemi della compagnia telefonica tedesca.
Un po’ come nel film, insomma, il colore continua ad essere “sotto massima sorveglianza”. Anche perché la Comunità europea di recente ha fatto notare alle due aziende che ciò che hanno fatto è illegale. Registrare un sito, un nome, si può. Ma, come recita l’art. 4 del Regolamento Ue sui marchi registrati questo è possibile “solo per i simboli rappresentabili graficamente”. I colori, insomma, no. E ciò, a scanso di equivoci, è ribadito dall’art. 7 dello stesso regolamento: “Non si possono registrare simboli non conformi a quanto previsto dall’art. 4″. Una preclusione chiarissima, che sta creando non pochi problemi alle due multinazionali.
Sul web intanto si moltiplicano i siti e i blog di protesta. Al grido di “Liberate il magenta”, i navigatori chiedono che il colore torni di pubblico utilizzo. I più arrabbiati sono i tedeschi, perché la questione penalizza soprattutto loro. E si sono dati da fare creando siti in tedesco e in inglese, dai colori sgargianti, anzi dal colore: perché è ovviamente il magenta che la fa da padrone. A metà strada tra il serio e il faceto, ma con l’obiettivo concreto di fermare la T-Mobile tedesca, “We have to stop them”. E il sito colourlovers.com ironizza: “Tutto il tuo magenta appartiene a noi…“.
E’ lecito chiedersi come le due aziende abbiano potuto commettere un errore simile e perché, visto che la legge è così nitida in proposito. In realtà, la registrazione del colore da parte di entrambe è avvenuta sulla base di una sentenza della Corte di Giustizia europea del 2004, che dice: “Colori o combinazioni di colori che siano oggetto di registrazione, devono essere sistematicamente definiti associando le tonalità in modo uniforme”. I proprietari di marchi registrati si sono più volte chiesti come interpretare questa disposizione. E gli avversari del mercato, approfittando del vuoto normativo, si sono immediatamente scatenati appellandosi all’art. 7, nella speranza di danneggiare Red Bull e Telekom e riappropriarsi di una parte della tavolozza pittorica.
I legali delle due multinazionali, da parte loro, non si sono fatti trovare impreparati e hanno replicato che il Regolamento Ue sui marchi registrati risale al 1993 e che in dieci anni l’interpretazione giuridica della norma è cambiata. L’art. 7, nel frattempo, sarebbe stato modificato dalla consuetudine e soprattutto dal progresso tecnologico. Non si può, insomma, applicare al mondo virtuale una legge entrata in vigore quando Internet era solo una realtà di pochi.
La questione tocca le corde più delicate della dottrina giuridica, e la domanda da porsi è questa: può la registrazione - legale - di un marchio diventare illegale con l’evoluzione dell’interpretazione giuridica? No, almeno secondo uno dei principi cardine del diritto di tutte le costituzioni dei Paesi europei. In base al quale gli effetti negativi di una legge non sono retroattivi.
La questione è ancora aperta e rappresenta una delle tante zone d’ombra del diritto applicato alla nuova realtà del web. Resta però da riconoscere l’immenso sforzo compiuto finora da Red Bull e soprattutto D-Telecom per tenersi stretto il magenta.
La compagnia telefonica, a differenza della multinazionale delle lattine energizzanti, fa i conti ogni giorno con la perdita dei clienti: un epilogo negativo della questione rappresenterebbe per D-Telecom un disastro economico. Mentre la cancellazione del marchio per Red Bull, i cui affari vanno a gonfie vele, sarebbe un danno superabile. Entrambe, comunque, hanno tutto l’interesse a tenere il loro magenta sotto massima sorveglianza.
Credo e spero sia solo un allarmismo esagerato ed ingrandito oltremodo dai passaparola della gente ma, meglio tenere sempre un occhio di riguardo su questi furboni.
Mi sovviene una supposizione: “Ce lo stanno mettendo lentamente in culo!”
Bud: “La supposta è giusta!”
November 15th, 2007 at 11:52 am
Beh se vogliono la guerra…stamattina vado a registrarmi il colore nero, così gli toccherà fare anche le fotocopie in magenta.
Eheheh…anche tu Street…
vedo in questo sito…un po troppo testo nero. Hai il permesso?
mmmh guarda sotto che bel footer..da domani ti costerà 5 sacchi al mese avere quel bel footerino!
November 15th, 2007 at 1:18 pm
Non è nero… è grigio scuro
November 15th, 2007 at 5:51 pm
Certo di confusione tra marchi e brevetti sei riuscito a farne
Comunque la mia combinazione preferita è bianco su bianco e per il momento sembrano entambi al sicuro!
November 15th, 2007 at 7:32 pm
Bianco su bianco… il Nulla che avanza… aiutaci Falcor!
November 16th, 2007 at 10:08 pm
Mi fai spataccare!!!
November 17th, 2007 at 1:20 am
Quando ho scritto il commento di risposta sopra ho pensato anche a te… ma allora è proprio una cosa automatica, come una reazione chimica, “Storia Infinita” >chiama> “Giorgia”.