3:55 pm ● Tuesday, March 4, 2008

Addio tergicristalli

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Inserito in Design

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La mia prima macchina, tutta mia, solo mia, intestata a mio nome, è stata una Citroën 2CV.
Rosso fuoco, decappottabile, fanali cromati, in grado di andare sulla spiaggia fino in riva al mare senza piantarsi!!!
Era un regalo di mio nonno Minghì.
Natale 1998, avevo 21 anni!
Era costata 2,5 milioni di lire, passaggio ed assicurazione incluse.
La amavo nonostante vari “difetti” non certo dovuti ad insufficienze progettuali. Se nella storia del design dell’auto dobbiamo prendere alcune pietre miliari, la 2CV vi rientra pienamente.

Progettata da Le Corbusier nel 1939 per l’Esercito Francese era in grado di poter essere facilmente smontata ed eggiustata da una sola persona, anche nel bel mezzo del deserto di Dakar.
Possedeva molti geniali accorgimenti, affascianati per un feticista del design: avviamento d’emergenza a manovella, cambio frontale che dal cuore del motore entrava direttamente nel cruscotto, sospensioni a balestra, sedili in tubolare rivestito in similpelle.
Nonostante il carisma ed il fascino che possedeva aveva fatto il suo tempo e la sua “basicità”, priva di elettronica, la rendeva inattaccabile “a bugs” ma non certo sicura.
Non vi erano né airbag né poggiatesta (i sedili mi arrivavano poco più che a metà schiena, se mi tamponavano in fila, a bassa velocità, il colpo di frusta era assicurato.
Oltre i 70 km/h entravi nella fascia “prega perché se ti scontri, anche solo con un gatto, che attraversa la strada sei morto“; l’abitacolo era più una sorta di antivento che una carrozzaria protettiva…
Con solo il mio carico non sono riuscito mai a fare oltre i 110 Km/h, aggiungerei, in discesa…

Una mattina cominciò a piovere di brutto quando ero in fila, col semaforo rosso, in Via Campo di Marte a FC in direzione stazione…
Attivai per la prima volta i tergicristalli, anzi, mi correggo, il tergicristallo. Ne aveva solo uno. Un braccino esile e tremolante in grado di coprire, da solo, tutta la superficie del parabrezza. Mi abbasso un attimo per prendere la cassetta “Winter Session” fattami da Fitti che era caduta sul tappetino.
Mi rialzo.
Piove sempre più forte.
Non rieco a vedere nulla.
“Ma dove è andato a finire il tergicristallo?”
Il tergicristallo era sparito.
Scatta il verde.
Dietro a me c’è una fila di incazzati sclerotici in ritardo che devono andare al lavoro…
Avanzo sperando che mi vada tutto bene.
Mi fermo dopo circa 1Km.
Esco dall’abitacolo e sotto la pioggia a catinelle constato che è rimasto solo un moncherino che si agita a destra e sinistra.
“DON’T PANIC!”
Il tergicristallo è steso sul cofano.
Lo rimonto come si monterebbe un mattoncino LEGO e riparto sereno e pure un po’ più meccanico e meno impedito di prima!

E oggi?
Patty, la mia 2CV è stata venduta ad una collezionista di auto d’epoca.
Mi è tornata in mente dopo che stamattina ho letto sul giornale le novità del Salone di Ginevra dell’auto.
Finalmente mi è parso un anno ricco di proposte interessanti di design non solo di styling!

Nuova idea della Fioravanti: per il suo ventesimo anno di attività, l’azienda fondata dal famoso designer che per anni ha fatto la storia della Pininfarina (sue quasi tutte le Ferrari più belle) ha appena proposto la prima auto senza tergicristalli. Un prototipo battezzato Hidra che grazie al ricorso alle nanotecnologie e a un particolare studio aerodinamico riesce a tenere sempre pulito il parabrezza, pur non avendo nessuna spazzola.

Tutto nasce da uno specialissimo vetro che grazie a quattro sofisticati trattamenti superficiali modificano le caratteristiche del vetro a livello molecolare. Il primo (a contatto con l’aria esterna) è a base di biossido di titanio: filtra il sole ma, soprattutto, regala al parabrezza un forte effetto idrorepellente. Il secondo strato di vetro è in realtà costituito da polveri microscopiche che spingono lo sporco ai lati del vetro, a loro volta azionate da sensori posti nel terzo strato che fanno pulire il parabrezza a seconda delle necessità (quantità di acqua o sporco da smaltire). E il quarto strato? E’ il più fantascientifico perché è un conduttore di corrente, necessaria per alimentare il funzionamento di questo complicato parabrezza.

Tanta meraviglia, secondo la Fioravanti, potrebbe essere prodotta in serie fra 5 anni, ma già adesso funziona. Ed è stata installata sulla Hidra, una concept car multifunzionale, ossia M.P.C. (Multi Purpose Coupè), una 5 porte, 4 posti, basata su una scocca già immaginata per offrire grandi risultati per quanto riguarda dinamica del veicolo, sicurezza passiva, flessibilità.

Per la storia dell’auto si tratta di una svolta: in 100 anni per pulire il parabrezza, dalle prime utilitarie alle modernissime supercar, si è sempre fatto ricorso alla vecchia, cara, spazzola del tergicristalli. Oggi, grazie alla Fioravanti, destinata ad andare definitivamente in pensione.

12 Responses to “Addio tergicristalli”

  1. gara Says:

    supercool!

  2. mamma fullo Says:

    Io invece mi ricordo la prima macchina che comprò il mio papà una Appia IIa serie color bordeaux o che dir si voglia amaranto, con le 4 portiere che si aprivano a libro: mi sembrava l’auto della Regina d’inghilterra. All’epoca il mio papi per arrotondare le entrate della sua officina di avvolgimenti elettrici (a proposito lo sapete che da ragazzina ne ho fatti tanti anche io?) faceva anche il rappresentante di cartoni per tessitura prodotti da dei suoi cugini che stavano a Malcesine (Lago di Garda). E alla tenera età di 45 anni e oltre prese la patente, così poteva andare dai clienti più facilmente, con tutto il suo campionario che oltretutto era anche pesante. Quella macchina non durò a lungo, era troppo costosa da mantenere, così fu sostituita da una Seicento familiare (quella per intenderci che sembrava un uovo di pasqua, bicolore grigio e blu.
    Invece la mia prima macchina è stata una Fiat 127 verde bandiera, di terza mano, ma anche io la patente l’ho presa da vecchietta oltre i trent’anni e quindi era meglio una macchina che costasse poco per far pratica sulle stradacce di Milano e dintorni sempre piene di nebbia da tagliare col coltello e di altre macchine molto più veloci della mia.
    Certo che quando c’erano i nebbioni avevi voglia di fare andare il tergicristallo nella speranza di vedere qualche cosa di più, che oltre al nebbione esterno dovevi lottare anche contro quello interno dato dalla condensa sui vetri: ecco avrebbe fatto comodo un vetro fantascientifico come quello descritto sopra…..pensate che negli anni 70 non esisteva neppure lo sbrinatore elettrico, funzionava solo lo sbrinatore a mano cioè il guanto di chi guidava! ;-)

  3. gara Says:

    Mammafullo, dimmi che nell’82 sei andata a fare i caroselli con tanto di tricolore fuori dal finestrino su quella Fiat 127.

  4. stefano Says:

    Veramente l’ idea di eliminare i tergicristalli esiste già da un bel pezzo…la prima fu presentata quando ancora andavo all’ università, saranno alm,eno 5 anni …ma è sempre rimasta solo un’ idea e il perchè è molto semplice: costa troppo !!!!!
    del resto se vai ora al car glass a cambiare il parabrezza ti chiedono 500 euro, per questo nuovo quanto : 5000???
    Credo che si possa fare di meglio in termini di innovazione: ho visto di meglio alle tesi universitarie in progettazione di veicoli….
    ciao

  5. gara Says:

    Tipo? Dicci, dicci…

  6. STRADAioli Says:

    Ci sono molte cose che inizialmente costano troppo:

    _Negli anni ‘60 era fantascienza il concetto di “PC” (Personal Computer)…

    _Fino al 2001 sembrava impensabile avere il climatizzatore di serie su un’utilitaria…

    _A metà degli Anni ‘90 faceva ancora sorridere il pensiero che “…tutti quanti un giorno andremo in giro col nostro telefono personale e potremo spostarci aiutati da navigatori digitali vestibili…

    _Pensiamo anche quanto sono scese le tariffe della telefonia mobile…

    Se l’idea è buona e culturalmente accettata, fiorirà.

  7. mamma fullo Says:

    Risposta a Gara, n°3: carissimo, quel 1982 me lo ricordo benissimo, mi trovavo a Lignano con i miei figli di 9 mesi e 4 anni e ti garantisco che avevo ben altre gatte da pelare che non andare in giro sventolando tricolori, in compenso mio marito e un suo amico erano andati a vedere la famosissima partita Italia Germania in un bar sul lungomare che aveva messo a disposizione il televisore per i clienti: il fatto è che gli spettatori erano tutti tedeschi meno appunto i nostri due eroi, che quando l’Italia segnava cercavano di moderare l’entusiasmo perchè venivano guardati molto male dai crucchi (che per altro erano già alticci alle due del pomeriggio), figurarsi poi quando l’ultimo gol dell’Italia sancì la tanto agognata vittoria agli Italiani!!!!! dovettero darsela a gambe levate pena essere menati dai turisti tedeschi che non gradirono affatto il sonoro pernacchio fatto dai due. :-D

  8. STRADAioli Says:

    Ricordo quell’estate.
    Ero al mare a casa nostra a Lido di Classe.
    Vidi per la prima volta persone normalmente posate e tranquille, sudare, sbraitare per poi correre ad esplodere in boati d’ESULTAZIONE sui terrazzi, gridando fino a quando le vene nelle tempie non si gonfiavano.

    Non capivo… e un po’ mi facevano pure paura.
    Fu il mio primo distacco dal modo del calcio.

    Abbandonai la sala e andai nel giardinetto pubblico a caccia di “sgarzi”.

    Quell’autunno mio babbo voleva portarmi a giocare nei a calcio nei “pulcini” di Mezzano; per i 6 anni successivi abbracciai appieno la ginnastica artistica. Poi mi son dato allo skateboard!

  9. mamma fullo Says:

    Quello che si dice…..le aspettative e i desideri dei figli non coincidono mai con le aspettative e i desideri dei genitori! :-)

  10. danieLina Says:

    Io invece ad ogni Mondiale mi sento ripetere sempre la tenera storiella dalla mia mamma, quando al suo esultare a braccia alzate e bocca aperta urlante al goal (di…era Rossi? ;) )mentre mi allattava, io, poggiata sulle sue gambe, non feci una benchè minima piega e continuai a ciucciare!!!

  11. chia Says:

    ma è l’anno in cui papà per esultare mi fece volare giù dal lettone facendomi rompere il primo dente?
    il secondo me lo ha fatto rompere mio fratello, dando la colpa persino al cane…..

    chia

  12. mamma fullo Says:

    Forse lo stesso anno ma non la stessa partita, durante quella dei mondiali ti accudiva mamma e lei non ti ha mai fatto rompere niente, se mai tu hai rotto i timpani abbondantemente a lei! ;-)

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