Cliente Tipo: “Ma, una cosa così sapevo farla anche io!”
Designer: “E allora perché l’ha fatta fare a me?!”
Bruno Munari
Purtroppo in Italia, e ci tengo a sottolinearlo in Italia, il Paese dove tutti sono un po’ politici e un po’ “allenatori del palone”, sono anche tutti un po’ “grafici”.
Troppo spesso si ha a che fare con clienti che si sentono molto coinvolti nella propria Azienda…”pure troppo!”.
Passata, come un testimone, da padre in figlio oppure fatta nascere da loro stessi, queste persone si sentono insignite dell’orgoglioso compito di continuare a farla crescere e/o consolidare.
Essa è come una figlia!
Bello!
Se volete anche romantico!
Purtroppo però, queste persone sono anche le stesse che non si fidano mai completamente di un professionista esterno, seppur reclutato da loro.
Oppure, per un indole tipicamente nostrana, “devono sempre metterci qualche cosa di loro“.
E’ una cosa da un lato apprezzabile ma che limita la crescita corporativa e comunicativa aziendale e, al tempo stesso, è frustrante per i creativi, che si trovano continuamente a dover lottare per questioni miserrime: da un punto di vista pratico il tempo che “si spende per cercare di fare capire al titolare perché è meglio così” spesso non vale la vittoria della battaglia (quando la si vince)… oppure no?
Dopo 8 anni nel settore mi trovo ancora troppo spesso dopo: ripetute proposte, incontri, telefonate, messe a punto, mail, rimesse a punto ad una situazione di piatta banalità.
“Ecco, così va benissimo STRADAioli, ha proprio centrato l’obiettivo!”.
Ed io penso: “Ma è una cagata pazzesca!”.
Allora m’intristisco e sogno il Paradiso di plastica del creativo: un ufficio a Manhattan con bellissime e poppute impiegate che mi servono il caffè ed il briefing della giornata.
Ma questo esiste solo nei film di Hollywood!
Il film vero è più della serie: “VIENI AVANTI CREATIVO!”
Spero che piano, piano, questa lotta continua porterà ad innalzare il livello di sensibilità della popolazione nei confronti della comunicazione.
La cosa assurda è che nel Paese dove tutto è arte, la calpestiamo quotidianamente nelle nostre strade, nel Paese dove è nata la grafica moderna, IL FUTURISMO, ci siano ancora queste forti lacune.
E non è un problema solo delle piccole e medie Aziende, succede anche in quelle GRANDI, sempre a conduzione familiare o dove il direttore marketing è lui stesso un retrogrado vecchio “papozzo” che ha paura ad osare solo un pelo di più ” …perchè così è sempre andato bene, ha sempre funzionato!”

[ Fig.1 Un esempio di proposta d'immagine evocativa per la sezione "CONTATTI" per il sito web di una ditta che si occupa di prodotti per gommisti. Fig.2 Dopo ripetuti tentativi la scelta finale del cliente... ]
…INTANTO NEL RESTO DEL MONDO
Quando si fa un nuovo progetto architettonico per una nuova struttura pubblica con esso parte anche un progetto di comunicazione a 360° che coinvolge aspetti che vanno dalla promozione alla segnaletica esterna ed interna.
Da Noi, invece, vige ancora l’arte dell’arrangiarsi.
Così possiamo trovare favolosi frutti della collaborazione a 4 mani tra il Direttore del Museo e la segretaria che sbuffando si è dovuta ingegnare a fare una cosa “carina“, per questo ha scelto il “Comic Sans”, “che è più bellino”: un A4 con la scritta “TOILETTE“!
ARGH!!!
“E’ una questione di mediocrità…”
Non ricordo Chi l’ha detto… forse Io…
June 24th, 2008 at 9:59 am
Sante parole.
Come fare?
Ci sarà pure una via…
Eppure bisogna guardare il problema anche dal punto di vista dell’imprenditore nostrano.
Forse la risposta degli imprenditori è una reazione estrema ad anni di fantasiose, roboanti e costosissime campagne di pubblicità di massa… sempre meno utili ed efficaci.
Così hanno cominciato a buttare via l’acqua sporca con il bambino.
O banalizzo?
June 24th, 2008 at 10:14 am
Io son sempre più convinto che invece sia un vizio tipicamente italiano quello di avere la presunzione di saper fare tutto: la sera che il marito cucina perché la moglie non sta bene, lei si alzerà da letto e starà in piedi dietro di lui per dirgli COME DEVE FARE!
June 24th, 2008 at 10:57 am
Confermo,
l’Italiano ha altri e validi lati positivi,
ma non sa delegare,
non sa fidarsi anche di chi magari la fiducia ancora non la merita al 100% (ma se non ti fidi mai di quello, la tua fiducia quando mai se la guadagnera al 100%?),
non sa essere pragmatico se questo comporta un esborso superiore di soldi
June 24th, 2008 at 11:01 am
Ma vogliamo parlare anche del fatto che quando ti commissionano qualunque cosa sembra che siano loro a farti un favore!! devi sopportare le angherie e stravolgimenti delle idee che proponi( a volte ricominciando da capo) e loro ti dicono: - Non è un lavoro… tanti tu sei lì che fai dei disegnini.. tu ti diverti!!! E’ una lotta continua. La nostra figura professionale non esiste per le aziende e dire che l’Italia è invasa da opere d’arte nate in epoche terribili ma si andava avanti lo stesso con lungimiranza e copn la voglia di lasciare ai posteri delle tracce importanti.All’estero la figura del grafico e del designer è rispettata, non c’è bisogno di spiegare ogni volta che lavoro fai per un quarto d’ora!Scusate lo sfogo ma proprio ora sto litigando per un murales
June 24th, 2008 at 11:02 am
il fatto è che non è solo questione dell’imprenditore..del cliente..insomma di chi comunque i soldi li deve tirare fuori..
te vai bene che sei tu il tuo capo, a me va molto peggio.
mi chiedono una campagna,la faccio, mi dicono: questa è perfetta guai a chi la tocca…
poi a 5 minuti dalla consegna al cliente (e davvero 5 minuti) il capo si caga in mano e cambia tutto il mio lavoro perche è meglio dire una banalità che però il cliente vuole sentirsri dire…
ed è talmente banale che alla fine brucia la campagna, e il cliente non è contento..
non è solo questione di saper convincere il cliente..è questione che devi prendere il toro per le corna e portare avanti il lavoro dei creativi se lo trovi buono
June 24th, 2008 at 11:02 am
bellissima l’idea delle tracce di pneumatici sulla sabbia! sono0 degli zoticoni
June 24th, 2008 at 12:05 pm
@chiara capitani: almeno in grafico/art/designer viene rispettata da qualche parte e ha comunque capacità diciamo pratiche…pensate a me povera copy che deve vendere idee labili..parole, concetti..è ancora più dura, soprattutto se il tuo direttore creativo è copy pure lui!!!!
June 24th, 2008 at 12:26 pm
Frase che avrete sicuramente sentito:
“E ‘che ci vuole a farlo, tanto usi il computer!”
June 24th, 2008 at 12:36 pm
il mio capo dice sempre (ricordo che è un copy): e che ci vuole? al max un 3 minuti di photoshop!!!
June 24th, 2008 at 4:55 pm
fuori topic: dai dai strada, anche noi ci facciamo il video con lui … http://www.youtube.com/watch?v=BeLDjLZYNPI .. a time square
June 24th, 2008 at 5:14 pm
Corro a depilarmi il petto e sono pronto!
N.Y. ASPETTAMI!!!
June 24th, 2008 at 5:42 pm
Ho talmente
tante cose
da DOVERE scrivere
qui,
che il tempo
mi manca.
Ciao vado a disegnare (…o ricercare? Pensare?Riflettere? Collegare? Progettare? Selezionare? Ripulire? Ancora ricercare? Aggiornarmi? Concludere?).
NB: Il classico “Ma, una cosa così sapevo farla anche io!” l’ho sentito tante volte.
Il problema è anche, sempre che un non addetto ai lavori ci arrivi comunque, proporlo al momento giusto, e nella maniera giusta. Sennò capita poi che “sei troppo avanti” e non vieni capito ma considerato visionario.
Quante volte “strolgo” una forma pratica ma armoniosa e nuova, funzionale ma con personalità, o quante volte ricerco impercettibili sfumature colore che notiamo solo noi, o materiali, li personalizzo con appretti e lavaggi o trattamenti, ma quando proponi una serie nuova, in una collezione ampia, che comunque comprende tutti i look con un filo logico che mi appartiene attraverso lo stile, alla fine, scopri che il venduto maggiore è proprio quella borsa o quella cintura “da sciura”, senza personalità, che noi stilisti siamo in effetti costretti ad infilare “da vendita”.
A sentire questo discorso, bisognerebbe dare retta ai papozzi, come li descrivi tu, a quelli che “vogliono sempre metterci qualcosa di loro”, anche a costo di farlo improvvisamente diventare forzato ed artefatto.
Ma io credo che quella Battaglia di cui parli, quella che ti fa spiegare con forza e passione i tuoi perchè, e i tuoi collegamenti, fino ad arrivare al risultato del tuo progetto, valgano tutte le fatiche…
Facciamo un mestiere (che E’ sì un mestiere, per chi non lo sapesse) fantastico, eppure faticosissimo: ci mettiamo continuamente sulla piazza, esponiamo quando ci va bene e combattiamo per le nostre ragioni e i nostri pensieri!
Basta, come sono romantica.
Massaggio e poi vado a prendere il gelatuozzo per stasera!
A dopo!
NB2: MAMMAFULLO DOVE SEI??
June 24th, 2008 at 11:07 pm
Dalla Trinacria con amore eccomi qui.
Ho letto con vero interesse tutto quanto è stato scritto sopra e non credo di avere parole migliori delle vostre per dire quello che avete da dire o avete detto.
Purtroppo negli ultimi anni si è verificato un fatto molto deprimente: la maggior parte delle persone è diventata banale, stupida, ignorante! Se una volta si taceva davanti ad un’opera d’arte, sia stata grafica, pittorica, musicale, teatrale o scritta oggi grazie all’ignoranza imperante ogni cretino si sente il dovere di vestirsi dei panni del grande critico. Peccato che secondo me i critici sono quelle persone che non sono state capaci di fare nulla di straordinario nella loro vita e allora si arrogano il diritto di criticare ferocemente chi invece qualche cosa è riuscito a farla.
Basta vedere la qualità delle trasmissioni in tv per capire che la professionalità non conta più niente, mentre invece è molto più importante avere (scusate le parole) un bel culo e delle belle tette da mostrare per sentirsi delle grandi attrici. Oggi tutti fanno gli opinionisti….mi vien da ridere quando sento “le opinioni” di certa gente che se va bene ha la terza media, non sa parlare un italiano corretto e la cultura la scambia con la …coltura!
Perciò di che vi meravigliate? I famosi proprietari di ditte di cui sopra nella maggior parte dei casi è gente con la quinta elementare che solo perchè ha fatto due lire si sente Leonardo da Vinci e crede che studiare un’etichetta azzeccata, una pubblicità incisiva siano delle cose da niente. Purtroppo la loro ignoranza è parente molto stretta della loro prosopopea e la loro apertura mentale è come lo spazio della cruna di un ago. Che dire? Coraggio, insistete, non datevi per vinti, prima o poi queste persone si faranno talmente male da sole che forse, dico forse, capiranno che se ci si affida a uno specialista per un lavoro la cosa più intelligente da fare è almeno credere che quello il suo mestiere lo sa fare, o perlomeno lo sa fare certamente meglio di lui. Un abbraccio a tutti, vecchi e nuovi, figli e non.
June 25th, 2008 at 6:37 am
La maggior parte lo era anche prima ma forse più umile e cauta nell’esprimere opinioni. Una volta sentivo dire: “io farei così…” oppure “non sarebbe meglio fare…, perché altrimenti…”, “io non lo capisco…”; adesso è più facile attaccare e allora via di: “E’ una stronzata!”, “Cazzo dici?!”, …
Purtroppo non sono sicuro che “…queste persone si faranno talmente male da sole“; è più probabile sbagliare una campagna pubblicitaria, un prodotto, un’etichetta e sentirsi dire da loro: “Te l’avevo detto!”.
June 25th, 2008 at 10:52 am
sto aspettando il momento di dire “te l’avevo detto” ai miei capi
June 25th, 2008 at 1:20 pm
se mi permettete faccio alcune considerazioni:
1-chi paga (SE PAGA OVVIAMNETE) ha tutto il diritto di ottenere ciò percui spende: non credo che nessuno di voi vada a comprare un paio di scarpe o un vestito, compri quello che vuole il venditore solo perchè avete VOI gusti MEDIOCRI !
2-HAI PERFETTAMENTE RAGIONE si dici che purtroppo spesso le persone non sanno quello che vogliono e fanno pardere gran tempo !! ( è facile , fagli pagare anche quello , vedrai come decidono più in fretta )
3-Ricordatevi ( e ve lo dice uno che affrontà la realtà aziendale italiana ogni giorno ) che per uscire dagli schemi e fare INNOVAZIONE, (SEPPUR MINIMA), PIù CHE LA CAPACITà CI VOGLIONO ANZITUTTO LE PALLE per difendere le proprie scelte dinanzi a colleghi e superiori : e questa è una cosa che accade mooolto raramente !!(pensate la più grande preoccupazione in un ufficio e sapere chi si prende la responsabilità, SCRITTA OVVIAMENTE, del progetto/quelchevipare ma nuovo).quindi non è tanto una questione di saper riconoscere il talento o l’ idea altrui ma il coraggio di sostenere le proprie idee.
4-INFINE MA NON ULTIMO prendiamo il caso del padre-padrone aziendale italiano “capisotutomì”.
Sapete qual il più alto livello che una persona raggiunge nel fare carriera?? non è il dirigente nè l’ amministratore delegato o qualsivolgia occupazione megastipendiata.
il livello più alto, la massima carica aspirabile è definita dal livello di incompetenza: ovvero si continua a crescere e ottenere risultati fino a ottenere mansioni di cui non si ha la più pallida conoscenza. e questo è il classico caso del SELF-MADE-MAN italiano che sa tutto di saldatura e scatolette/trattori/tonni, ma magari non conosce un tubo di arte o design.
5-IN CONCLUSIONE SE VUOI FARE DELL’ ARTE , FALLA PER TE !!!MA NON TI ASPETTARE CHE QUALCUNO CHE NON LA CAPISCE ( NON PER COLPA SUA , I TUTTOLOGI NON ESISTONO) NON SOLO LA ACCETTI MA LA SPONSORIZZI PURE.
CIAO
June 25th, 2008 at 3:48 pm
RISPOSTA ALLA AI PUNTI 1-2-3-4-5 di “stefano from the office”: NEL NOSTRO SETTORE NON FUNZIONA COSI’!
… a parte per il punto 2!
Io non faccio arte, ma nemmeno una cosa così matematica come progettare che 2 pistoni lavorino bene tra di loro (senza voler minimizzare l’ingegnerizzazione).
Il mio compito è dare emozioni.
L’abilità sta nel farlo tenendo conto delle problematiche dell’ingegnerizzazione e/o dei costi messi a budget!
Ma sottostare ai gusti di un cliente quando questi sono scontati e banali vuol dire di partenza offrire a lui un pessimo servizio e aver fallito nel proprio lavoro.
UN LAVORO FATTO MALE E’ CONTROPRODUCENTE IN PRIMIS ANCHE PER ME.
Oltretutto se un cliente viene da me perché gli è piaciuto un mio lavoro e ha già visto cio’ che faccio, perché dovrei sottostare alla sua “poetica”?
Bada bene non parlo di sue “richieste”, quelle son ben lieto di soddisfarle!
Ma di poetica/stile/linea…
Non penso che in ingegneria si possa parlare di uno stile/linea di progettazione… credo di no, sbaglio?
Credo si possa progettare male o bene, ma non riconoscere lo stile di progettazione di un ingegnere!
Un ingegnere può fare i calcoli bene o male.
Comunque ultimamente per non dispiacere i cliente semplicemente ho iniziato ad impormi dicendo sin dall’inizio: “io le faccio una proposta, se le piace continuiamoil lavoro assieme, altrimenti, amici come prima!”
June 25th, 2008 at 4:11 pm
MMMH…ti conviene cambiare poliica!
June 25th, 2008 at 4:36 pm
Dici?
Invece sta funzionando…
June 25th, 2008 at 6:02 pm
e fai bene! perchè certa gente deve capire che se fai fare un lavoro di “testa” a chi la testa ce l’ha, deve anche poi saper accettare visioni nuove, magari lontane anni luce dai limitati confini mentali suoi propri, e credere in quello che gli viene proposto. Certo è vero quello che dice Stefano, chi paga vuole sempre avere l’ultima parola, ma è anche vero che se io vado in una boutique a comperarmi un vestito e scelgo una tunichetta di tre taglie meno di quella che porto, magari con una minigonna ascellare e leopardata, sinceramente preferisco che la commessa mi dica:”signora questa mise non la vedo addosso a lei, è troppo volgare, io le consiglierei quest’altro vestito”. Se la venditrice è brava riesce ad accontentare la cliente senza farla uscire dal negozio con un abito che la renderebbe ridicola una volta indossato.
Purtroppo nella vita che si parli di vestiti, di cibi o di altro c’è sempre chi non ha il minimo buongusto nelle scelte: l’abilità del creativo è anche quella di indirizzare con garbo il cliente a scegliere quello che è meglio per il cliente stesso anche se magari non lo capisce.
Salutoni dal caldo mare siculo!
June 25th, 2008 at 6:54 pm
Se vuoi campare ti tocca dare retta ai clienti…
Poi ti capiterà di avere qualche soddisfazione da quei pochi che ti lasciano fare e si FIDANO ma sono POCHI!!!
Dai è così che va!
Ciao
June 26th, 2008 at 10:01 am
Guarda, io sono un po’ quella delle così dette “battaglie”, e credo tu l’abbia notato ANCHE l’altra sera, quando parlavo della campagna pubblicitaria di cui mi sono occupata.
Però, dal momento che si lavora in equipe, o si lavora PER un cliente, credo innanzitutto bisogni centrare il giusto prodotto del richiedente SECONDO IL SUO TARGET…non si può nemmeno sparare a raffica idee non centrate perchè si segue solamente il proprio gusto personale.
Quello si deve notare, ma per sottolineare lo stile che ti rappresenta, per la tua riconoscibilità.
Non sto parlando di mancanza di personalità, ma di EMPATIA!
Se quando progetto una collezione, pensassi SOLAMENTE: “Uh, ma che voglia ho di questa cosa, come vorrei avere quest’altra…”, non si venderebbe praticamente nulla, dal momento che il principio è progettare per gli altri; non tutti hanno i miei gusti, o il mio stile di vita!
Se poi non piace il mio stile, che generalmente si basa sulla particolarità delle forme e sulla elaborazione del colore, ma il cliente vorrebbe una classica borsa dalla forma usuale, squadrata o a shopping (con tristezza confermo che sono le più stravendute
), con una cartella colori che spazia sul classico, nero moro cuoio bianco…beh, di certo non viene da me!
June 26th, 2008 at 2:15 pm
3 cose:
1- tieni sempre in tasca un cospicuo gruzzolo di ghiande da buttare a chi di dovere.
2- comincia a scieglierli tu i clienti.
3- molla tutto e comincia a produrre vino e diventa il miglior cliente di te stesso.
June 26th, 2008 at 2:56 pm
Riguardo al punto 3: cliente come grafico o come bevitore?
June 26th, 2008 at 10:44 pm
prima produci, poi etichetta e poi bevi.
Io ti posso aiutare a pestare l’uva , anzi l ‘ uva.
June 27th, 2008 at 1:09 pm
Strada: DEPILASTI?
June 27th, 2008 at 4:35 pm
YesC
June 27th, 2008 at 4:40 pm
Eila … evvai!!! ps, guarda che exibition c’e’ al moma di ny quando “saremo” la http://www.moma.org/exhibitions/exhibitions.php?id=9225&ref=calendar