12:31 pm ● Friday, October 24, 2008

Mazapégul

Inserito in Comunicazione

“…ma sé cl’esisteva! (… sì che esisteva!)
A deg din tl’é seri! (Dico davvero!)
… quando mi alzavo la Domenica mattina per andare la Messa, più di una volta la cavala che il mio babbo legava al biroccio, c’aveva le trecce alle crine e a la coda!
E set chi l’era ’ste? (E sai chi era stato?)
E Fulét!” (Il Folletto!)
“Non è che era il bis-nonno a fare le treccine alla cavalla?”
“Mo NOOO, l’era e Fulét!”
“Nonna, ma tu l’hai mai visto questo foletto?”
“Mo csa dit, e’ Fulét un’ s’pò avdè, … mo chi l’ha mai vest’? … u’m cunteva è mi bà cl’aveva sintù di che qui cl’aveva vest j’aveva la forma d’un simiuté!»”

(”Ma cosa dici, il Mazapegul non si può vedere, … ma chi l’ha mai visto ? …. mi raccontava il mio babbo che aveva sentito dire che chi l’aveva visto diceva avesse forma di uno scimmiotto!”)
[1992 - Dialoghi di fronte alla finestra che dava sul campo dei Graziani tra me e mia nonna paterna, la Maria Nanni di Poggio alla Lastra.]

Mazapégul: “Spirito che superstiziosamente si credeva trasformarsi in uomo per giacere colle donne”.
dal Vocabolario Romagnolo-Italiano del Mattioli

Quella dei Mazapegol è una piccola famigliola di folletti della notte, composta da diverse tribù quali i Mazapedar, i Mazapegul, i Mazapigur, i Calcarel, diffuse un po’ in tutta la Romagna.
Il nome della famiglia in esame è documentato per la prima volta in un estratto di un contratto di vendita del 9 maggio 1487 nell’Archivio Generale di Forlì (Prot. Gen. Vol. 47, Prot. Spec. I, Fasc. 199) «In questo anno in casa de madonna Benvegnuta, sorella de Guaspero Martinello, li era uno spirito ovvero folletto inamorato de la gentile sua massara, gioveneta venere, el quale di continuo faceva svoltare uno bacile intorno a sonari».

Sussistono tutt’ora in Romagna tracce di mitologia, un insieme, cioè, di superstizioni e credenze che traggono origine dal paganesimo, o dalle religioni delle popolazioni celtiche che prima dei Romani tennero queste terre (…) Di tanto in tanto affiora qualcuna di tali lontane credenze, poiché, come è noto, la cultura popolare è assai lenta ad abbandonare le sue tradizioni, i suoi riti. Un elemento ancora superstite di tale mitologia è senz’altro è Mazapègul (…) Con questa introduzione, Umberto Foschi, nel 1975 ne “Il Romagnolo”, trattava del popolare folletto domestico e ancor prima di lui, Luciano De Nardis, nel 1927 sulle pagine de “La Piè”, annotava che… nella nostra tradizione popolare raramente si menzionano gli Spiriti Folletti. I quali sono invece operosissime nelle folande. Dalle folande sono passati alla vita quotidiana delle nostre genti, solo quando loro è stato consentito; quando appunto, raramente, la vita e la favola si sono potute insieme confondere.

Un folletto che sembra un gatto, uno scimmiotto e un coniglietto
Luciano De Nardis ci fornisce una precisa descrizione: “starebbe tra il gatto e lo scimmiotto. Piccino, di pel grigio … porta in capo un berrettino rosso. Del resto non ha vestimento di sorta … La passione amorosa è la sua esclusiva manifestazione (La Piè 1924 n°2). … È Mazapégul impersona la sensualità, la passione erotica. E ne è rimotissimo simbolo. … Viene dalle ere dei connubi bestiali (La Piè 1927 n° 3)”.
Un preciso e completo identikit della personalità del Mazapégul romagnolo ce lo fornisce Cino Pedrelli sul numero 3 de La Piè del 1976: “il Mazapégul è responsabile del senso di soffocamento e paralisi che opprime talvolta i dormienti; si corica con le donne, e le fa sue; svolge tutto un suo rituale amoroso e affettuoso con gli animali della stalla, ed in ispecie con gli equini, che si trovano al mattino coperti di sudore e adorni di trecce alle code e alle criniere, si sostituisce alle donne di casa nelle faccende domestiche, quando queste riscuotono la sua simpatia; o al contrario guasta lavori già avviati, nasconde oggetti, fa dispetti di ogni genere, quando le donne di casa riescano antipatiche; scatena all’improvviso turbini di vento, capaci di far volare via quanto capiti a tiro, comprese le persone”.

Paolo Toschi ricordava di aver partecipato, da fanciullo, al carnevale di Faenza e di aver intonato il ritornello: “Nô sen qui dla bretta rossa” (noi siamo quella della berretta rossa). L’autore ha collegato ciò col folletto romagnolo, il Mazapegul o Mazapedar, la cui principale caratteristica è costituita dal berretto rosso e ne ha desunto che, nei vecchi carnevali di Romagna fossero esistite maschere raffiguranti i folletti.

Identikit del Mazapegul
Il Mazapédar (o mazapégul) è dunque un personaggio fantastico che nel folklore romagnolo sta tra il folletto e l’incubus.
Si tratta di un esserino molto piccolo, ibrido tra il gatto e lo scimmiotto, di pelame grigio, con un berrettino rosso sul capo. Trattandosi di uno dei tanti Incubi è un vero maestro nel provocare peso al ventre e orribili sogni. Le donne possono liberarsi dell’incomodo facendosi vedere la sera mentre mangiano un pezzo di pane fingendo nel contempo di spidocchiarsi. Il Mazapegol si offende talmente che non si fa più vedere, ma non tanto per l’oltraggio subìto, quanto perché ritiene la sua protetta una persona assai poco pulita e sciatta. Similmente si può mangiare pane e formaggio, e nel contempo, fare i propri bisogni. La notte seguente il Mazapegol appare alla giovane irritato e scandalizzato e le dice: «Bruta troja, vaca, t’megn et pess et fe la caca» (brutta troia, vacca, mangi e pisci e fai la cacca). E detto fatto s’invola per non farsi vedere mai più.

Entra di notte nelle stanze leggero come il vento, gira da un mobile a quell’altro e ti finisce nel letto e lì si pone a giacere sopra il ventre delizioso di una bella ragazza della quale ha la passione perché si innamora degli occhi e dei capelli e sospira: “ad bëll òcc ! ad bëll cavéll!” (che occhi belli ! che capelli belli !) e se la donna gli è affettuosamente sottomessa le fa la calza e stacca il fiore e le rassetta le stanze ma se la donna l’ha deriso, o peggio ha preferito a lui il moroso o il marito la scote con mala grazia, la batte, la morde, la graffia, le strizza le carni, la spettina oppure le aggroviglia i lavori, le nasconde gli oggetti più disparati, le tagliuzza le vesti.

Egli entrando nella casa lascia sul pozzo di corte il berretto: allora basta che qualcuno si affretti al pozzo e ghermito il berrettuccio di lana rosso lo getti nell’acqua profonda onde esser salvi dalle sue passionate insistenze e accosciato sul pozzo lamenterà implorevole per lunghe notti la virtù sfatata e si lamenterà: “dam indrì e’ mi britin ! dam indrì e’ mi britìn!” (dammi indietro il mio berettino …) perché privo del berretto, lo spiritello perde i suoi singolari talenti. Vi si racconta d’una ragazza amata, che gli aveva tolto il berrettuccio e non glielo voleva più rendere, lo spiritello la minacciò di un dispetto grosso e una sera che la ragazza andò al ballo la ragazza si trovò d’improvviso nuda nata.

Per difendersi dal Mazapegul
Non ci si poteva liberare di mazapegul.
Anche cambiando casa lui ti seguiva nascosto nel mobilio.
Fra i vari sistemi che la tradizione prevedeva per difendersene e per allontanarlo, c’era la celebrazione di un particolare rito. Chi era perseguitato dal mazapédar doveva procurarsi sette braccia (il sette, come il tre, è un numero «magico») di corda da piadura, cioè di quella usata per l’«appaiatura» dei bovini aggiogati; in cima alla corda andava fatto un “ciapet“, cioè un cappio. Doveva essere tenuta all’aperto per tre giorni e tre notti, poi legata ai piedi del letto. Chi voleva liberarsi del mazapédar, doveva poi salire scalzo sulla corda recitando la seguente formula rituale:

“Corda di canva fata da nov lìgul, cun una ciapra e cun i chév a spìgul; corda par imbalze’ e’ caval de’ re cun e’ pél négar e balzan da tre; par inlazè e’ cavron dl’anma daneda ch’l’à la rogna cun la schena pleda; pr impiadurè la bes-cia buvarena, pr ande int la val a fe tri cuv ad zlena; corda d’canva pr al campan da mòrt, corda pr e’ col dla speia screca fort; corda di canva pr impicher e’ ledar, bona par impicher e’ Mazapédar.”

(Corda di canapa fatta da nove mannelli, / con un nodo (un’accappiatura) e con le estremità a spigolo; / corda per impastoiare il cavallo del re / col pelo nero e balzano da tre; / per incappiare il caprone dall’anima dannata / che ha la rogna e la schiena pelata; / per incapestrare la bestia bovina, / per andare nella valle a fare tre covoni di carice (pavira); / corda di canapa per le campane a morto, / corda al collo della spia stretta forte; / corda di canapa per impiccare il ladro, / buona per impiccare il Mazapédar.)

Per difendersi dal Mazapegul si possono porre, accanto ai letti, mazze, bastoni corde laccioli dei busti delle donne o mettere sotto il letto forcali. Oppure stendere un sacco sulle coltri del letto, il Mazapegul, infatti, resta lontano per timore di esservi rinchiuso.
Il Mazapegul ha anche una grande avversione per l’acqua.
Esiste anche un metodo meno drastico che consiste nel tenersi a cavalcioni d’una finestra mangiando cacio e pane.
Un altro metodo ancora è quello di spargere una manciata di chicchi di riso sul davanzale, il Mazapegul si mette a contarli uno per uno, fino a quando non sorge il sole e scappa.

IMMAGINE D’APERTURA: da scansione eseguita da CLAUDIO TORRENZIERI nel 2006.
E’ tratta da una raccolta di riproduzioni di stampe antiche del fondo Bertarelli di Milano.

18 Responses to “Mazapégul”

  1. Massimiliano Says:

    Enrico, questo post e’ veramente bellissimo! Mi ha fatto tornare in mente un bel libro (che purtroppo ho lasciato dai miei a Bologna…) di racconti e leggende emiliano-romagnole, tra le quali c’era appunto questa che descrivi nel post. Bella!
    A proposito delle nostre terre, ho seguito il tuo consiglio su Eraldo Baldini, ho tre libri che aspettano solo che mi liberi dell’ultimo (primo per me), noioso Faletti.

  2. STRADAioli Says:

    Non so se hai mai viso alcuni dei film “Ai confini della realtà” degli anni ‘80! In particolare c’era una serie in 3 episodi dove il filo conduttore era un gatto di nome “Generale”, mi pare… (l’ho visto che avevo circa 10 anni e poi mai più…).
    Ebbene in uno di questi episodi il gatto vegliava durante la notte su un bambino proteggendolo da un esserino che usciva da dentro l’armadio non appena il bambino si addormentava rendendogli il sonno pessimo: si nutriva dei suoi sogni standogli accovacciato sul petto ghermendoglieli attraverso il respiro.
    Questo “esserino” nella rappresentazione aveva le facoltà del Babau ma vagamente le dimensione e l’aspetto del Mazapégul.
    Una sorta di miscellanea tra le due figure fantastiche.
    Visto che “Ai confini della Realtà” e un serial MADE IN USA dove la cultura è di base è Anglosassone (o almeno lo era ancora negli ‘80) il tutto, se vogliamo, conferma la provenienza celtica del mito di Mazapégul. :)

  3. mamma fullo Says:

    Proprio pochi giorni fa, guardando (si fa per dire, perchè in quei momenti di solito sono intenta a preparare la cena)l’Eredità è stata posta una domanda che aveva come protagonista una specie di strega che la notte si divertiva a prendere a prestito i cavalli altrui e quando li lasciava al mattino gli stessi si ritrovavano con la criniera intrecciata come prova della notte trascorsa. Dal che deduco che queste figure mitologiche/magiche sono un pò dappertutto nelle varie regioni italiane e in Europa. Purtroppo non mi ricordo come si chiamava ma era un nome noto del tipo “Erinni” o similare. Eh! la memoria! ;-)

  4. STRADAioli Says:

    La memoria funziona BENISSIMO!!!
    Sì, trattasi delle “Erinni“, ma mi sa che la cultura popolare ed il tramandato per via orale tende a mescolare continuamente le cosa creando nuovi miti… come nel serial televisivo di cui sopra!

  5. Massimiliano Says:

    @enrico: impossibile dimenticare sia il gatto in questione che la serie, ne facessero oggi di cose cosi’ emozionanti!

    @mamma fullo: concordo con la tua deduzione. Tra gli altri libri simili che ho letto ce ne era uno sulle leggende trentine, e a parte l’ambientazione e qualche dettaglio rappresentavano gli stessi elementi (tipi di personaggi, morale, etc) di quelle emiliano-romagnole, eccetera. L’argomento e’ affascinante, e le leggende molto belle, appena mia figlia sara’ un po’ piu’ grande gliele faro’ conoscere di sicuro!

  6. mamma fullo Says:

    @strada: mi ricordo benissimo quella serie di telefilm “Ai confini della realtà” io ero già più cresciuta di te e comunque li apprezzavo molto anche perchè c’era sempre (se non ricordo male) un finale a sorpresa! Certo che più ci ripenso e più mi viene da dire….eh! ai miei tempi sì che la televisione faceva bei programmi, mica come oggi che se non è l’isola dei famosi è il grande fratello o altre trasmissioni cretine o telefilm decisamente troppo sanguinosi o stupidi.
    @Massimiliano: non aspettare che tua figlia cresca, già ora quando la metti a nanna la sera siediti vicino a lei e leggile delle belle favole, crescendo vedrai che la sua curiosità la porterà poi a volerle leggere da sola, e le farà amare i libri che sono la droga migliore per evadere un poco dalla dura realtà quotidiana.
    Ciao e…..Strada….lo sai vero che se non passi di qui prima di partire io ti cancello dalla lista dei “parenti” acquisiti? Vedi di non deludere……Mamma Fullo ;-)

  7. mamma fullo Says:

    Eh!Eh!Eh! vedo con piacere che le minacce funzionano sempre!!!!!! Buon viaggio Strada, buon viaggio Simone (mi aspetto che tu ti classifichi fra i primi dieci alla Maratona di New York), buon viaggio Gara e ricordati la macchina fotografica che devi immortalare il vincitore! E quando tornate mi aspetto di leggere e di vedere un resoconto completo di tutto ! :-D Kiss Kiss da Mamma Fullo

  8. STRADAioli Says:

    Vorrei solo che chiunque mi/ci legge si soffermi su una cosa che fa capire molte cose su mamma-fullo, parte integrante di questo stesso Blog, il suo saluto finale: “:-D Kiss Kiss”!
    Ho già detto tutto…

  9. chia Says:

    gli spiritelli dispettosi ci sono in tutte le tradizioni…poi simone potrebbe illustrarci bene quelle irlandesi, che ne sono piene…
    dal troll al folletto, dallo gnomo allo spiritello..tutti dispettosi, molti che nascondono gli oggetti..insomma..per queste cose tutto il mondo è paese ;)

  10. mamma fullo Says:

    Ehi, spiritello vagabondo! lo so che sei tornato, ma cosa credi di essertela cavata con quattro foto quattro su Flickr? sto aspettando impaziente il resoconto! :-)

  11. danieLina Says:

    ??? Ma cosa vuol dire che sei tornato???
    Che mi racconti, le frottole?

  12. Simone Says:

    cavolo, anche io volevo fare un giro a Pisa “A GRATIS” ;) eheheh

    mack mack …

  13. mamma fullo Says:

    Ehilà, Simone mi sono strizzata gli occhi per vederti passare in tv durante la maratona, beh almeno un cappellino strano da metterti in testa per farti notare lo potevi anche mettere! Come ti sei classificato? fra i primi cento? e che avete fatto a Stradino che è tuttora assente dal web? ve lo siete venduto là come ultimo rimasto dei sioux italiani? :-)

  14. danieLina Says:

    OOOOHHH!!! Voglio vedere le foto!!! E vorrei anche la mia base dello stampo a cerniera per le torte!!!
    Forse e dico FORSE verrò a Faenza domani, se ci sei per un saluto batti un colpo al cellulare! BACI

  15. Simone Says:

    Ciao Mamma fullo,
    é be farmi vedere in TV e’ dura. Io sono partito alla sinistra del gruppo dei professionisti, nell’altra metá del ponte. Se avessero inquadrato un momento li mi avresti visto, perché ero davanti in partenza. Niente primi cento, sfida rimandata, sono arrivato duecentoquinto, vorrá dire che devo tornare per migliorare!!!
    Strada non so, forse l’esperienza New Yorkese lo ha aiutato a relativizzare e stá facendo le valigie per un tour attorno al mondo di 12 mesi …

    ps: Strada se cosi fosse che fai non dici niente? io ho sempre un coast to coast da fare prima o poi

  16. mamma fullo Says:

    beh, avvisatemi così mi aggrego alla partenza, poi io mi fermo a Philadelfia e accetto tutti gli inviti che ho in sospeso….. ;-)

  17. gara Says:

    Non ti rigrazierò mai abbastanza per la tshirt che c’hai dato a NY a me e a Simone… anzi un modo ce lo dovrei avere;)

  18. admin Says:

    …spero non sia la prima cosa che mi è passata per la mente!

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