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	<title>STRADAioli &#187; Faenza</title>
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	<description>Enrico STRADAioli, designer</description>
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		<title>IN ETICHETTA VERITAS</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 10:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>STRADAioli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[
L’etichetta per raccontare:
I SAPORI / I SENTORI / LE GENTI / IL TERRITORIO / &#8230; 
In occasione del Festival dell&#8217;ARTE CONTEMPORANEA a Faenza la CREDENZA ospiterà 8 anni dei miei lavori in campo alimentare.
Lavori svolti con passione genuinità e dedizione verso i miei clienti e la mia terra di Romagna.
17-18-19 APRILE
CREDENZA
Via Barilotti, 15
[dietro al Duomo]
T: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stradaioli.com/blog/wp-content/uploads/2009/04/04_stradaioli-contemporanea-faenza2.jpg"><img src="http://stradaioli.com/blog/wp-content/uploads/2009/04/04_stradaioli-contemporanea-faenza2.jpg" alt="" title="04_stradaioli-contemporanea-faenza2" width="428" height="214" class="aligncenter size-full wp-image-1606" /></a></p>
<p>L’etichetta per raccontare:<br />
<strong>I SAPORI / I SENTORI / LE GENTI / IL TERRITORIO / &#8230; </strong></p>
<p>In occasione del <strong><a href="http://www.festivalartecontemporanea.it/">Festival dell&#8217;ARTE CONTEMPORANEA a Faenza</a></strong> la <strong>CREDENZA</strong> ospiterà 8 anni dei miei lavori in campo alimentare.<br />
Lavori svolti con passione genuinità e dedizione verso i miei clienti e la mia terra di Romagna.</p>
<p><strong>17-18-19 APRILE<br />
CREDENZA</strong><br />
Via Barilotti, 15<br />
[dietro al Duomo]<br />
T: 0546.680745</p>
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		<title>Mazapégul</title>
		<link>http://stradaioli.com/blog/2008/10/24/mazapegul/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 10:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>STRADAioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[
&#8220;&#8230;ma sé cl&#8217;esisteva! (&#8230; sì che esisteva!)
A deg din tl&#8217;é seri! (Dico davvero!)
&#8230; quando mi alzavo la Domenica mattina per andare la Messa, più di una volta la cavala che il mio babbo legava al biroccio, c&#8217;aveva le trecce alle crine e a la coda!
E set chi l&#8217;era &#8217;ste? (E sai chi era stato?)
E Fulét!&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stradaioli.com/blog/wp-content/uploads/2008/10/48_stradaiolimazapegul1.jpg"><img src="http://stradaioli.com/blog/wp-content/uploads/2008/10/48_stradaiolimazapegul1.jpg" alt="" title="48_stradaiolimazapegul1" width="428" height="419" class="aligncenter size-full wp-image-1287" /></a></p>
<p><em>&#8220;&#8230;ma sé cl&#8217;esisteva! </em>(&#8230; sì che esisteva!)<br />
<em>A deg din tl&#8217;é seri!</em> (Dico davvero!)<br />
<em>&#8230; quando mi alzavo la Domenica mattina per andare la Messa, più di una volta la cavala che il mio babbo legava al biroccio, c&#8217;aveva le trecce alle crine e a la coda!</em><br />
<em>E set chi l&#8217;era &#8217;ste? </em>(E sai chi era stato?)<br />
<em>E Fulét!&#8221; </em>(Il Folletto!)<br />
<em>&#8220;Non è che era il bis-nonno a fare le treccine alla cavalla?&#8221;<br />
&#8220;Mo NOOO, l&#8217;era e Fulét!&#8221;<br />
&#8220;Nonna, ma tu l&#8217;hai mai visto questo foletto?&#8221;<br />
&#8220;Mo csa dit, e&#8217; Fulét un&#8217; s&#8217;pò avdè, &#8230; mo chi l&#8217;ha mai vest&#8217;? &#8230; u&#8217;m cunteva è mi bà cl&#8217;aveva sintù di che qui cl&#8217;aveva vest j&#8217;aveva la forma d&#8217;un simiuté!»&#8221;</em><br />
(&#8221;Ma cosa dici, il Mazapegul non si può vedere, &#8230; ma chi l&#8217;ha mai visto ? &#8230;. mi raccontava il mio babbo che aveva sentito dire che chi l&#8217;aveva visto diceva avesse forma di uno scimmiotto!&#8221;)<br />
[<strong>1992 - Dialoghi di fronte alla finestra che dava sul campo dei Graziani tra me e mia nonna paterna, la Maria Nanni di Poggio alla Lastra.</strong>]</p>
<blockquote><p><em><strong>Mazapégul:</strong> &#8220;Spirito che superstiziosamente si credeva trasformarsi in uomo per giacere colle donne&#8221;.</em><br />
dal Vocabolario Romagnolo-Italiano del Mattioli</p></blockquote>
<p><span id="more-1282"></span>   Quella dei Mazapegol è una piccola famigliola di folletti della notte, composta da diverse tribù quali i Mazapedar, i Mazapegul, i Mazapigur, i Calcarel, diffuse un po&#8217; in tutta la Romagna.<br />
Il nome della famiglia in esame è documentato per la prima volta in un estratto di un contratto di vendita del 9 maggio 1487 nell&#8217;Archivio Generale di Forlì (Prot. Gen. Vol. 47, Prot. Spec. I, Fasc. 199) <em>«In questo anno in casa de madonna Benvegnuta, sorella de Guaspero Martinello, li era uno spirito ovvero folletto inamorato de la gentile sua massara, gioveneta venere, el quale di continuo faceva svoltare uno bacile intorno a sonari»</em>.</p>
<p>   Sussistono tutt’ora in Romagna tracce di mitologia, un insieme, cioè, di superstizioni e credenze che traggono origine dal paganesimo, o dalle religioni delle popolazioni celtiche che prima dei Romani tennero queste terre (&#8230;) Di tanto in tanto affiora qualcuna di tali lontane credenze, poiché, come è noto, la cultura popolare è assai lenta ad abbandonare le sue tradizioni, i suoi riti. Un elemento ancora superstite di tale mitologia è senz’altro è Mazapègul (&#8230;) Con questa introduzione, Umberto Foschi, nel 1975 ne “Il Romagnolo”, trattava del popolare folletto domestico e ancor prima di lui, Luciano De Nardis, nel 1927 sulle pagine de &#8220;La Piè&#8221;, annotava che&#8230; nella nostra tradizione popolare raramente si menzionano gli Spiriti Folletti. I quali sono invece operosissime nelle folande. Dalle folande sono passati alla vita quotidiana delle nostre genti, solo quando loro è stato consentito; quando appunto, raramente, la vita e la favola si sono potute insieme confondere.</p>
<p><strong>Un folletto che sembra un gatto, uno scimmiotto e un coniglietto </strong><br />
   Luciano De Nardis ci fornisce una precisa descrizione: <em>&#8220;starebbe tra il gatto e lo scimmiotto. Piccino, di pel grigio &#8230; porta in capo un berrettino rosso. Del resto non ha vestimento di sorta &#8230; La passione amorosa è la sua esclusiva manifestazione</em> (La Piè 1924 n°2). <em>… È Mazapégul impersona la sensualità, la passione erotica. E ne è rimotissimo simbolo. … Viene dalle ere dei connubi bestiali </em>(La Piè 1927 n° 3)&#8221;.<br />
Un preciso e completo identikit della personalità del Mazapégul romagnolo ce lo fornisce Cino Pedrelli sul numero 3 de La Piè del 1976: <em>&#8220;il Mazapégul è responsabile del senso di soffocamento e paralisi che opprime talvolta i dormienti; si corica con le donne, e le fa sue; svolge tutto un suo rituale amoroso e affettuoso con gli animali della stalla, ed in ispecie con gli equini, che si trovano al mattino coperti di sudore e adorni di trecce alle code e alle criniere, si sostituisce alle donne di casa nelle faccende domestiche, quando queste riscuotono la sua simpatia; o al contrario guasta lavori già avviati, nasconde oggetti, fa dispetti di ogni genere, quando le donne di casa riescano antipatiche; scatena all&#8217;improvviso turbini di vento, capaci di far volare via quanto capiti a tiro, comprese le persone&#8221;</em>.</p>
<p>   Paolo Toschi ricordava di aver partecipato, da fanciullo, al carnevale di Faenza e di aver intonato il ritornello: &#8220;<em><strong>Nô sen qui dla bretta rossa</strong></em>&#8221; (noi siamo quella della berretta rossa). L’autore ha collegato ciò col folletto romagnolo, il Mazapegul o Mazapedar, la cui principale caratteristica è costituita dal berretto rosso e ne ha desunto che, nei vecchi carnevali di Romagna fossero esistite maschere raffiguranti i folletti.</p>
<p><strong>Identikit del Mazapegul</strong><br />
   Il Mazapédar (o mazapégul) è dunque un personaggio fantastico che nel folklore romagnolo sta tra il folletto e l&#8217;incubus.<br />
Si tratta di un esserino molto piccolo, ibrido tra il gatto e lo scimmiotto, di pelame grigio, con un berrettino rosso sul capo. Trattandosi di uno dei tanti Incubi è un vero maestro nel provocare peso al ventre e orribili sogni. Le donne possono liberarsi dell&#8217;incomodo facendosi vedere la sera mentre mangiano un pezzo di pane fingendo nel contempo di spidocchiarsi. Il Mazapegol si offende talmente che non si fa più vedere, ma non tanto per l&#8217;oltraggio subìto, quanto perché ritiene la sua protetta una persona assai poco pulita e sciatta. Similmente si può mangiare pane e formaggio, e nel contempo, fare i propri bisogni. La notte seguente il Mazapegol appare alla giovane irritato e scandalizzato e le dice: <em>«Bruta troja, vaca, t&#8217;megn et pess et fe la caca»</em> (brutta troia, vacca, mangi e pisci e fai la cacca). E detto fatto s&#8217;invola per non farsi vedere mai più.</p>
<p>   Entra di notte nelle stanze leggero come il vento, gira da un mobile a quell’altro e ti finisce nel letto e lì si pone a giacere sopra il ventre delizioso di una bella ragazza della quale ha la passione perché si innamora degli occhi e dei capelli e sospira: <em>&#8220;ad bëll òcc ! ad bëll cavéll!&#8221; </em>(che occhi belli ! che capelli belli !) e se la donna gli è affettuosamente sottomessa le fa la calza e stacca il fiore e le rassetta le stanze ma se la donna l’ha deriso, o peggio ha preferito a lui il moroso o il marito la scote con mala grazia, la batte, la morde, la graffia, le strizza le carni, la spettina oppure le aggroviglia i lavori, le nasconde gli oggetti più disparati, le tagliuzza le vesti.</p>
<p>  Egli entrando nella casa lascia sul pozzo di corte il berretto: allora basta che qualcuno si affretti al pozzo e ghermito il berrettuccio di lana rosso lo getti nell’acqua profonda onde esser salvi dalle sue passionate insistenze e accosciato sul pozzo lamenterà implorevole per lunghe notti la virtù sfatata e si lamenterà: <em>&#8220;dam indrì e’ mi britin ! dam indrì e’ mi britìn!&#8221;</em> (dammi indietro il mio berettino &#8230;) perché privo del berretto, lo spiritello perde i suoi singolari talenti. Vi si racconta d’una ragazza amata, che gli aveva tolto il berrettuccio e non glielo voleva più rendere, lo spiritello la minacciò di un dispetto grosso e una sera che la ragazza andò al ballo la ragazza si trovò d’improvviso nuda nata.</p>
<p><strong>Per difendersi dal Mazapegul</strong><br />
Non ci si poteva liberare di mazapegul.<br />
Anche cambiando casa lui ti seguiva nascosto nel mobilio.<br />
Fra i vari sistemi che la tradizione prevedeva per difendersene e per allontanarlo, c’era la celebrazione di un particolare rito. Chi era perseguitato dal mazapédar doveva procurarsi sette braccia (il sette, come il tre, è un numero «magico») di corda da piadura, cioè di quella usata per l&#8217;«appaiatura» dei bovini aggiogati; in cima alla corda andava fatto un &#8220;<em>ciapet</em>&#8220;, cioè un cappio. Doveva essere tenuta all’aperto per tre giorni e tre notti, poi legata ai piedi del letto. Chi voleva liberarsi del mazapédar, doveva poi salire scalzo sulla corda recitando la seguente formula rituale:</p>
<blockquote><p>&#8220;Corda di canva fata da nov lìgul, cun una ciapra e cun i chév a spìgul; corda par imbalze’ e’ caval de’ re cun e’ pél négar e balzan da tre; par inlazè e’ cavron dl’anma daneda ch’l&#8217;à la rogna cun la schena pleda; pr impiadurè la bes-cia buvarena, pr ande int la val a fe tri cuv ad zlena; corda d’canva pr al campan da mòrt, corda pr e’ col dla speia screca fort; corda di canva pr impicher e’ ledar, bona par impicher e’ Mazapédar.&#8221;</p>
<p>(Corda di canapa fatta da nove mannelli, / con un nodo (un’accappiatura) e con le estremità a spigolo; / corda per impastoiare il cavallo del re / col pelo nero e balzano da tre; / per incappiare il caprone dall’anima dannata / che ha la rogna e la schiena pelata; / per incapestrare la bestia bovina, / per andare nella valle a fare tre covoni di carice (pavira); / corda di canapa per le campane a morto, / corda al collo della spia stretta forte; / corda di canapa per impiccare il ladro, / buona per impiccare il Mazapédar.)</p></blockquote>
<p>Per difendersi dal Mazapegul si possono porre, accanto ai letti, mazze, bastoni corde laccioli dei busti delle donne o mettere sotto il letto forcali. Oppure stendere un sacco sulle coltri del letto, il Mazapegul, infatti, resta lontano per timore di esservi rinchiuso.<br />
Il Mazapegul ha anche una grande avversione per l’acqua.<br />
Esiste anche un metodo meno drastico che consiste nel tenersi a cavalcioni d’una finestra mangiando cacio e pane.<br />
Un altro metodo ancora è quello di spargere una manciata di chicchi di riso sul davanzale, il Mazapegul si mette a contarli uno per uno, fino a quando non sorge il sole e scappa.</p>
<p>IMMAGINE D&#8217;APERTURA: da scansione eseguita da CLAUDIO TORRENZIERI nel 2006.<br />
E&#8217; tratta da una raccolta di riproduzioni di stampe antiche del <a href="http://www.comune.milano.it/dseserver/WebCity/documenti.nsf/weball/810F10DF19779669C125703100432192?opendocument">fondo Bertarelli di Milano</a>.</p>
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		<title>GINEVRA DECANTER (Parte2di3)</title>
		<link>http://stradaioli.com/blog/2008/08/24/ginevra-decanter-parte2di3/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 21:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>STRADAioli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Faenza]]></category>
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		<description><![CDATA[
Object: Ginevra
Designer: Ettore Sottsass (1917 &#8211; 2007 )
Producer: ALESSI (1996 to 2001, 2003 to present)
The simple seductive form of the Ginevra crystal decanter creates an object of great beuty, with its shape reflecting the luxury of its purpose: the art of drinking. But it is also remarkable in that it is the final piece in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stradaioli.com/blog/wp-content/uploads/2008/08/42_stradaioli_ginevra2_decanter.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-887" title="42_stradaioli_ginevra2_decanter" src="http://stradaioli.com/blog/wp-content/uploads/2008/08/42_stradaioli_ginevra2_decanter.jpg" alt="" width="428" height="535" /></a></p>
<p>Object: <strong>Ginevra</strong></p>
<p>Designer: <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Sottsass">Ettore Sottsass</a> </strong>(1917 &#8211; 2007 )</p>
<p>Producer: <a href="http://www.alessi.it/it/"><strong>ALESSI</strong></a> (1996 to 2001, 2003 to present)</p>
<p>The simple seductive form of the Ginevra crystal decanter creates an object of great beuty, with its shape reflecting the luxury of its purpose: the art of drinking. But it is also remarkable in that it is the final piece in the tableware range designed by Ettore Sottsass for Alessi, a range that spans four decades and represents so many of the designer&#8217;s innovative, often radical and always influential ideas. The Ginevra decander and the accompanying glass range were originally introduced by Alessi in 1996, but production had been fraught with difficulties and high costs.</p>
<p><span id="more-851"></span> The range has been redesigned and re-engeneered to suit production needs, and was finally reintroduced in 2003. The elegantly attenuated decanter, shaped like a beautiful unadulterated bottle, was the final missing link in the &#8220;beautiful table&#8221; design philosophy of the designer.<br />
Sottsass has always persued the conceptual route in his designs, and the idea of the &#8220;beautiful table&#8221; is not simply an aesthetic consideration; it is more about the ritual act of sharing, the notion of showing awareness, respect and care about the whole occasion of eating. The Sottsass tableware ranges, produced by Alessi, bring many different characters and personalities to the &#8220;beautiful table&#8221;, from the earliest 5070 Condiment Set of 1978, with its stylistic nod to the postmodern design language that Sottsass effectively helped create, to the Ginevra glassware, characterized by pure, pared-down and utilitarian yet beautiful lines. The Ginevra decanter is one of the most elegant and essential players in this &#8220;beautiful table&#8221; ensemble. Ettore Sottsass has mantained that a &#8220;beautiful table&#8221;, where everything is clean and neat, and all the tableware is carefully laid in its proper place, invokes a feeling of engagement, partecipation, even communion, with the Ginevra decanter a suitably sociable late guest.</p>
<p>Curious Notes:<br />
• During the III° season of the TV-serie <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alias_(serie_televisiva)">ALIAS</a>, the evil guy <a href="http://www.imdb.com/name/nm0726492/">Arvin Sloane</a>, many times, drinks water to take time during conversation in his office; he gets a Ginevra set (decanter and glasses)!<br />
• The last creation projected by Sottsass is growing now, in Faenza in front of the cross roads between <a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#038;hl=it&#038;geocode=&#038;q=via+stradone+faenza&#038;sll=41.442726,12.392578&#038;sspn=9.566012,23.291016&#038;ie=UTF8&#038;ll=44.285335,11.869183&#038;spn=0.002231,0.005686&#038;t=k&#038;z=18">Via Degli Insorti / Via Canal Grande and Via Emilia</a>!</p>
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		<title>&#8230;a far all&#8217;amore in camporella &#8230;ed in città</title>
		<link>http://stradaioli.com/blog/2008/08/19/a-far-allamore-in-camporella/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 10:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>STRADAioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Faenza]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
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		<category><![CDATA[Sport&Tempolibero]]></category>

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FINALMENTE SI E&#8217; RINFRESCATA L&#8217;ARIA!!!
Ovunque FINESTRE APERTE per godersi temperature da ufficio climatizzato nel silenzioso e deserto Centro cittadino di metà Agosto.
Ed è così che, l&#8217;altra mattina, sono stato piacevolmente risvegliato da gemiti provocati da un amplesso femminile ( a meno che quella povera donna non la stessero ammazzando.?. ).
Gemiti che echeggiavano per tutte le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><code><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/3AEZbWtELQI&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/3AEZbWtELQI&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></code></p>
<p>FINALMENTE SI E&#8217; RINFRESCATA L&#8217;ARIA!!!<br />
Ovunque FINESTRE APERTE per godersi temperature da ufficio climatizzato nel silenzioso e deserto Centro cittadino di metà Agosto.<br />
Ed è così che, l&#8217;altra mattina, sono stato piacevolmente risvegliato da gemiti provocati da un amplesso femminile ( a meno che quella povera donna non la stessero ammazzando.?. ).<br />
Gemiti che echeggiavano per tutte le corti interne dell&#8217;isolato che faceva da cassa di risonanza.<br />
Anche se non ho, purtroppo, preso parte attiva al tutto, è stato comunque un gradito BUON GIORNO, di quelli che ti mettono da subito di buon umore.<br />
Forse il sesso, anche quello altrui, è un po&#8217; come il sorriso: CONTAGIOSO.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Saluti da Faenza</title>
		<link>http://stradaioli.com/blog/2007/08/02/saluti-da-faenza/</link>
		<comments>http://stradaioli.com/blog/2007/08/02/saluti-da-faenza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Aug 2007 04:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>STRADAioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cazzate]]></category>
		<category><![CDATA[Faenza]]></category>

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		<description><![CDATA[
E&#8217; un po&#8217; esagerato&#8230; da sociopatico, ma dice anche molte cose vere&#8230;
P.S. Grazie a Luca Carugati per la soffiata sul video.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Z-5OWNrMlmQ" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/Z-5OWNrMlmQ" wmode="transparent"></embed></object></p>
<p>E&#8217; un po&#8217; esagerato&#8230; da sociopatico, ma dice anche molte cose vere&#8230;</p>
<p>P.S. Grazie a Luca Carugati per la soffiata sul video.</p>
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